A chi lasciarlo?

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Per quanto riguarda la delicata domanda “a chi lasciarlo quando tornerò al lavoro?” è opportuno, prima di scegliere, valutare attentamente tutte le opzioni.

La baby sitter
Si può ricorrere di tanto in tanto a una tata anche prima di ritornare al lavoro (o anche al di là del fatto di andare o meno a lavorare), così come si può scegliere questa soluzione per quando scade il congedo di maternità. Quello che conta è avere la sicurezza di aver trovato una persona fidata. L’ideale è sia poter contare su qualche referenza, sia poter parlare con mamme che le hanno già affidato i loro piccoli, sia avere di lei una buona impressione fin dal primo incontro. Una baby sitter con le migliori referenze va infatti scartata con determinazione se suscita diffidenza o antipatia. Per trovare la persona giusta ci si può rivolgere a un’agenzia, oppure affidare al passaparola tra mamme, che in genere produce ottimi risultati. Per quanto riguarda le caratteristiche generali, non c’è una regola assoluta che renda una baby sitter preferibile rispetto a un’altra. Straniera o italiana, giovane o matura, laureata o con solo la licenza media, una tata è brava innanzi tutto se riesce a instaurare con il bambino un rapporto sereno e giocoso. Per riuscirci deve avere una caratteristica in particolare: i bambini le devono piacere davvero. Oltre a questo deve possedere un buon senso di responsabilità e deve rigorosamente attenersi alle regole che i genitori vogliono assolutamente siano rispettate.
Di seguito sono indicate le caratteristiche che idealmente e in linea di massima dovrebbe avere una baby sitter.

È l’ideale se:
• È di indole dolce e affettuosa.
• Dimostra un grande senso di responsabilità.
• È pulita, puntuale, organizzata.
• Assicura di volersi occupare del bambino per almeno un anno.
• Non entra in competizione con la mamma e non cerca di sostituirsi a lei.
• Si attiene alle indicazioni dei genitori senza discuterle.
• Sa gestire le ore che passa con il bambino senza contattare di continuo per futili motivi i genitori che sono al lavoro.
• È disponibile a giocare con il bambino e a leggergli le fiabe, cioè non si limita alla sola mansione di custodia.

Ecco i consigli generali che può essere utile seguire aitando si opta per una baby sitter:
• Fornire istruzioni chiarissime, anche scrivendole su un grande blocco per appunti.
• Mostrare decisione nel chiedere che le regole stabilite dai genitori vengano seguite. Le regole devono comunque essere poche, semplici e condivisibili anche in base al buon senso (per esempio, chiederle di cambiare il pannolino appena si sporca o di non lasciare mai il bambino incustodito).
• Usare sempre m(xli gentili e affettuosi e mai un tono di comando.
• Lodare la tata per la sua pazienza o per quanto di buono fa con e per il bambino. L’n simile atteggiamento, oltre a farla sentire apprezzata (com’è giusto sia in linea di principio), favorisce la possibilità che rimanga più a lungo.
• Indicare con grande precisione l’ora dei pasti, del sonnellino e della passeggiata, senza pero mostrarsi maniacali nel pretenderne il rispetto assoluto.
• Concederle gradualmente un po’ di autonomia riguardo la gestione del bambino. Se per esempio il piccolo non vuole fare il sonnellino e bene che possa farglielo saltare senza dovere preventivamente chiedere il permesso.
• Chiarire bene la questione dei compensi e degli orari.
• Essere inllessibili per quanto riguarda la puntualità.

l’ideale se:
• Non entra in competizione con la mamma e non vuole sostituirsi a lei.
• Non ha problemi tìsici che possono renderle diffìcile proteggere il bambino da eventuali pericoli.
• È disponibile senza riserve nei confronti del compito che le si vuo- le assegnare.
• Non tende a ricattare la coppia in cambio del favore di tenere il bambino (per esempio, non obbliga la famigliola a recarsi da lei a pranzo ogni domenica perché altrimenti rimane sola).
• Non ignora le regole che i genitori vorrebbero che il bambino rispettasse, ma si attiene a esse con ragionevole rigore.
• In nessun caso esprime giudizi negativi nei confronti della tìglia o del genero o del tìglio e della nuora davanti al bambino.
• Non si lamenta spesso per il sacrificio che sta facendo, ma anzi si dimostra molto contenta di poter accudire il nipotino.

I pro
In linea generale, nonna e nipotino sono un’ottima accoppiata. I bambini possono ricavare grandi vantaggi dalla vicinanza della nonna, del nonno o di entrambi, perché queste figure sono di solito amorevoli nei loro confronti e, in più, se accettano di occuparsi del nipotino Io fanno perché possono permettersi ritmi di vita poco frenetici e, quindi, più a sua misura. Inoltre, i nonni offrono al bambino una rassicurante sensazione di “famiglia”, di “casa”, di continuità degli affetti. Ma non solo: meglio di chiunque altro possono raccontare al piccolo di quando la sua mamma (o il suo papà) era una bambina (era un bambino), suscitando in lui sentimenti di stupore e di interesse che forse nessun’altra storia può sollecitare. Per quanto riguarda lo sviluppo intellettivo, nel corso di alcuni studi mirati a valutare l’effetto nonno”, si è avuto mo do di osservare che i bambini affidati ai nonni, quando cominciano adandare a scuola, tendono ad avere un profitto migliore rispetto a quello dei coetanei cresciuti con persone diverse. I nonni sono anche le persone più attente in assoluto all’incolumità fisica del piccolo, per cui si può di certo stare tranquilli quando si affida loro un figlio. Per finire, salvo casi eccezionali, non sono “a orario”: di solito sono disponibili per tantissime ore e più che disposti a14fare gli straordinari”.

I contro
II problema legato ai nonni riguarda la possibilità che. in modo più o meno consapevole, cerchino di destituire i genitori, prendendone il posto dal punto di vista affettivo e nell’educazione del piccolo. C’è da dire che entrambi gli obiettivi sono praticamente impossibili da raggiungere perché i bambini, con le loro specialissime antenne, sanno benissimo cogliere la differenza di autorevolezza tra nonni e genitori.
Anche se con i nonni trascorrono molte ore al giorno comprendono doè che “chi comanda” sono la mamma e il papà e che le trasgressioni concesse dai nonni costituiscono non già la regola, ma l’eccezione.
Nonostante questo, se i nonni tendono a disattendere tutte le indicazioni dei genitori, si può creare un clima di pesante tensione che può ripercuotersi negativamente sulla serenità della famiglia, compromettendo non tanto il rapporto tra genitori e bambino quanto quello tra mamma e papà. C’è poi un altro aspetto da considerare: ci sono nonne che attraverso la custodia del nipotino cercano di acquisire potere sul resto della famiglia, sottoponendo i due genitori a veri ricatti morali: dove sussiste una simile possibilità conviene o cambiare scelta o, se non si può fare diversamente, mostrarsi particolarmente decisi a far rispettare certi patti. Un altro “contro” è rappresentato da un eventuale disturbo dell’umore di uno dei due nonni, visto che i bambini non devono in nessun caso trascorrere troppe ore accanto a una persona depressa. Infatti in una simile eventualità sono naturalmente portati a “curarla”, attivandosi per renderla vitale (questo vale anche se la depressione colpisce la madre).

Come fare all’inizio
Anche se si sceglie di affidare il bambino ai nonni vale il criterio della gradualità, specialmente se la frequentazione non è stata assidua fin dai primi mesi di vita. Se si decide che sarà il bambino a dover raggiungere i nonni al mattino, è bene cominciare a portarlo a casa loro almeno una settimana prima del rientro al lavoro. La permanenza dai nonni dovrà essere di almeno un paio d’ore al giorno, con la mamma presente per i primi tre-quattro giorni. Quindi la mamma dovrà cominciare ad allontanarsi per un’ora e poi per due, in modo da dare il tempo al piccolo di abituarsi alla sua lontananza. A casa dei nonni è importante ricostruire un angolo che al piccolo sia familiare: per esempio, un tappeto con alcuni giocattoli e libri di figure. A casa dei nonni il bimbo deve avere il suo lettino, un cambio completo di vestitini e, naturalmente, tutto l’occorrente per la pappa. Salvo casi di necessità, è bene che il bagnetto continui a farglielo la mamma di sera, mentre alla nonna spetterà ovviamente il compito di cambiargli il pannolino. Per quanto riguarda l’orsacchiotto del cuore, simbolo del legame con la madre, è importantissimo che segua il bambino a casa dei nonni (e gli venga dato nei momenti di sconforto).

Ecco i consigli generali che può essere utile seguire quando si opta per la “soluzione nonna”:
• Mostrare gratitudine alla nonna per quello che fa senza però cedere nel caso in cui esiga in cambio di interferire pesantemente sulle decisioni dei genitori.
• Dare indicazioni molto chiare circa le regole per la gestione del bambino. Le regole devono essere poche, semplici e guidate dal buon senso.
• Non pretendere dalla nonna un’ubbidienza assoluta: sulle questioni banali è opportuno permettere che agisca di testa propria.

I nido
L’asilo nido è un’ottima opportunità per i piccoli. Vari studi hanno dimostrato che i bambini che lo frequentano tendono a crescere molto più autonomi, socievoli e forti sotto il profilo emotivo, specialmente se figli unici o con un solo fratello. Inoltre, i piccoli che frequentano il nido in genere non hanno alcun problema di inserimento quando arriva il momento di entrare alla scuola materna.

È l’ideale se:
• Si può iscrivere il bambino non prima degli otto mesi finiti.
• Il nido è aziendale e quindi la mamma ha la possibilità di raggiungere di tanto in tanto il bambino.
• Il personale è in numero adeguato rispetto alla quantità di bambini iscritti.

I pro
La possibilità di stare con i coetanei, in un ambiente a misura di bambino, aiuta il piccolo a crescere più curioso e intraprendente e a conquistare molto prima l’autonomia, che rappresenta uno dei più grandi obiettivi a cui bisognerebbe mirare. In più, l’esperienza del nido si rivela fondamentale per quanto riguarda Io sviluppo del linguaggio e della creatività, le modalità di comunicazione, la capacità di rispettare gli altri.

I contro
Nella maggior parte dei casi nei primi tempi di frequentazione del nido il bambino comincia ad ammalarsi. Tosse, raffreddore e febbre possono manifestarsi più volte nell’arco dello stesso mese e nel corso di tutto il primo anno di nido, perché il sistema immunitario non è ancora sufficientemente forte per difendersi dall’aggressione dei microrganismi infettivi che circolano nelle comunità. Questo significa che optare per il nido non è risolutivo e che si deve mettere in preventivo la necessità di avere qualcuno che si occupi del piccolo nei periodi in cui è ammalato (se non è possibile che sia la mamma a stare a casa ogni volta). Le opzioni da valutare in tal senso sono tre ed è consigliabile considerarle al momento dell’iscrizione al nido, per non essere presi in contropiede all’occorrenza. La prima è quella di decidere di assentarsi dal lavoro, come consentito dalla legge in caso di malattia del bambino. La seconda è di prendere contatto con una baby sitter per farle conoscere il bambino e prendere accordi per un suo intervento occasionale in caso di emergenza; la terza è di chiedere ai nonni la disponibilità all’occorrenza.

Come fare all’inizio
L’inserimento deve avvenire nel modo più graduale possibile, perché diversamente il piccolo potrebbe veramente risentire di quello che per lui è un cambiamento radicale (si pensi solo che in un nido ci sono molte maestre e molti bambini e un via vai di mamme che può comunque contribuire a confondere un Piccolino). Le tappe che sarebbe opportuno rispettare per avere la certezza che si adatti davvero bene alla situazione sono varie: quelle descritte di seguito valgono come indicazione di massima, poiché è più che giusto che ogni mamma si regoli come meglio crede in base alla propria situazione e al temperamento del bambino. In quasi tutti i nidi le regole vengono o ununque dettate dalle educatrici e in genere sono allineate a quanto segue.
Per le prime due settimane la permanenza dovrebbe essere molto breve: i primi giorni di un’ora, poi di due e. infine, negli ultimi giorni delle prime due settimane, di massimo tre ore. Nelle prime due settimane di frequentazione (ma a volte possono bastare anche meno giorni) la mamma do\ rebbe stare sempre con il bambino, facendolo giocare. Nei primi tempi sarebbe meglio dargli la pappa a casa. Dopodiché si può cominciare a dargli la pappa al nido: nei primi giorni è opportuno che ci pensi la mamma, poi deve cominciare a farlo la persona che si occuperà in particolare di lui. La mamma in questa prima fase deve comunque essere presente. Dopo alcuni giorni dalla prima pappa, il bambino può cominciare a fare il sonnellino pomeridiano nelle culle a disposizione nel nido. Inizialmente è bene che lo corichi la mamma, poi lo può fare l’educatrice. Dopo queste prime tappe, durante le quali il bambino acquisisce familiarità con l’ambiente e con i volti delle educatrici, si può iniziare ad allontanarsi, lasciandolo da solo al nido. I primi giorni, se è possibile, è bene non andarsene per più di due ore. Si devono poi aumentare gradualmente, giorno dopo giorno, le ore delia permanenza al nido senza la mamma, fino a raggiungere il numero massimo necessario.

Ecco i consigli generali che può essere utile seguire quando si opta per la soluzione nido:
• Tenere presente che il senso di colpa e un sentimento diffuso tra le mamme che lasciano il bambino al nido, ma non per questo è giusto svilupparlo. A volte questo sentimento negativo e opprimente nasce dal desiderio legittimo, ma irrealistico, di essere “uniche” e “totali” per il bambino. Riflettere sul proprio rimorso aiuta a controllarlo, come è opportuno fare.
• Cercare di non entrare in conflitto con le educatrici del nido, ma affidarsi alla loro esperienza e ai loro suggerimenti, tenendo ben presente che nel contesto in cui si muovono il loro operato può avere un senso che sfugge alla mamma. Nel caso in cui il bambino manifestasse un disagio profondo (per esempio, sviluppando disturbi del sonno) riconducibile a un conflitto tra la madre e le educatrici, potrebbe addirittura essere necessario cambiare nido. Seguire il programma di inserimento a tappe anche affidandosi ai consigli e alle indicazioni del personale.
Non cercare di imporre le proprie regole riguardo alla cura del bambino perché negli asili nido viene seguito un regolamento unico, uguale per tutti (che in genere comunque prevede il meglio dal punto di vista pratico).

Originally posted 2014-10-06 10:44:17.

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