AGGRESSIVITÀ

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Nei primi 2 anni di vita, l’aggressività riflette un preciso stadio dello sviluppo.
A un anno Poiché il bambino non riesce ad attirare in modo diverso l’attenzione degli adulti o dei compagni di gioco, li abbraccia con tutta la forza che possiede o tira loro i capelli.Questi atteggiamenti sono da interpretare come la ricerca di un contatto. Non ha l’intenzione di fare del male: non si rende conto di ciò che sta compiendo né sa dosare l’energia delle sue azioni.
A 2 anni Riesce già a elaborare concetti complessi, ma non sa ancora farsi capire dagli altri con le parole e si aiuta con le botte e i morsi. Avido di autonomia e controllo,quando vede gli effetti del morso sugli altri si sente più forte. Col tempo, man mano che si impossessa della capacità di esprimersi meglio, l’aggressività sarà sostituita dal miracolo del linguaggio.
A questa età iniziano anche le crisi di collera: davanti a un rifiuto o anche solo alla richiesta di modificare il suo comportamento, il bambino reagisce con l’unico linguaggio che per ora conosce per esprimere desideri e contrarietà:
urla,calci.pugni,pianti impotenti e rabbiosi.Sarebbe un errore interpretare come cattiveria ciò che è soltanto un fondamentale bisogno di affermazione. Imomenti critici L’arrivo di un fratellino, un trasloco, l’inserimento all’asilo nido, il cambio della baby-sitter sono tutti avvenimenti che possono rendere il bambino nervoso e aggressivo. In questi casi è importante dedicargli ogni giorno un momento esclusivo, anche breve, in cui dargli completa attenzione. Con abbracci e giochi di lotta stabiliamo con lui contatto fisico o permettiamogli di sfogarsi all’aria aperta,in un parco.

Come si affronta

Anche se le manifesta/ioni di aggressività non sono intenzionali, è necessario fin dall’inizio porre dei limiti molto fermi. I princìpi da tenere presente sono i seguenti:
■ In nessun caso il bambino deve raggiungere i suoi scopi con atteggiamenti di sopraffazione. Se si è conquistato un giocattolo con la prepotenza, questo va restituito al legittimo proprietario. Se ha dato un morso, va momentaneamente allontanato dai bambini con cui gioca facendogli presente che esistono modi alternativi per esprimere sentimenti e desideri.

■ È necessario fanali capire che ogni gesto negativo comporta sempre conseguenze negative. Se per esempio ha picchialo un compagno di giochi con la paletta, non serve dirgli: “Oggi non ti compro il gelato”. Quando arriverà l’ora della merenda, non si ricorderà più di quanto è successo ai giardinetti e considererà la decisione come un immotivato sopruso. Portarlo a casa o togliergli la paletta sono invece due modi per largii capire che il suo gesti) impulsivo ha un’immediata e diretta conseguenza : così non si può giocare.
■ Allineile il bambino possa capire le nostre decisioni, vale la pena di sottolineare i vantaggi di una buona condotta ‘Adesso ti tolgo la paletta perché non sai ancora usarla bene,quando imparenti te la ridarò e potrai giocare con i tuoi amici”. Contemporaneamente è bene mostrargli i comportamenti corretti, come condividere i giocattoli, ringraziare, aspettare il proprio turno.
■ Ogni volta che controlla i suoi impulsi aggressivi lodiamolo di fronte agli altri.
Si comincerà così che può ottenere considerazione senza il bisogno di imporsi con la violenza. Se riceve attenzione soprattutto quando si comporta bene, pian piano non sentirà più il bisogno di usare la prepotenza per sentirsi potente o suscitare interesse.

Quando rivolgersi al medico

Pur essendo un fenomeno naturale e sano, l’aggressività non deve diventare il mezzo consueto di relazionarsi del bambino.
Chiamate il pediatra se:
■ Ha spesso atteggiamenti aggressivi.
■ Sembra perennemente arrabbiato.
■ Non riesce a stare tranquillo con gli altri.
■ Nonostante i nostri interventi non modifica il suo comportamento.
■ Quando morde o picchia lascia ferite profonde.
■Si morde e si fa male da solo.

Originally posted 2014-10-01 10:25:55.

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