AGGRESSIVITÀ

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A 6-7 mesi il bambino porta tutto alla bocca: è il suo modo per scoprire e riconoscere gli oggetti. Il passaggio dal succhiare al mordere rivela un nuovo modo di affrontare la realtà: se succhiare significava assimilare e accettare passivamente, mordere è l’espressione di un atteggiamento attivo nei confronti del mondo.
In queste sue prime esplorazioni l’aggressività, spesso espressa con i morsi, è un meccanismo indispensabile che gli permette di affermarsi in una situazione in cui, non sapendo parlare, non ha altri mezzi per dimostrare il suo disappunto e i suoi desideri.
A 10 mesi le manifestazioni di aggressività iniziano a prendere sempre più l’aspetto di una protesta. Il bambino attraversa una fase in cui vorrebbe fare moltissime cose, ma non sempre ci riesce. In molti casi i suoi tentativi non danno risultati, come quando cerca di raggiungere un oggetto e non ci arriva o vuole bere dal bicchiere e rovescia l’acqua, e per di più spesso siamo noi a impedirgli i movimenti, allontanandolo da situazioni pericolose. Non sapendo protestare in altro modo, per dimostrare la sua rabbia usa i denti o le mani.

Come rispondere

Quando il bambino picchia, graffia o tenta di mordere cerchiamo di non ridere o di stare al gioco: se vede che suscita il nostro interesse, ripeterà il gesto per avere attenzione. Da parte nostra, evitiamo di mordicchiarlo quando gli facciamo le coccole: non è ancora in grado di capire la differenza tra morsi affettuosi e morsi aggressivi. Nella fase in cui esplora tutto con la bocca proponiamogli dei giocattoli che possono essere morsi, come anelli o forme di plastica dura.
Se morde durante la poppata, è sufficiente allontanarlo immediatamente dal seno per fargli capire che non deve più mordere il capezzolo. Se tuttavia continua a farlo, possiamo dirgli con fermezza:”Non così, mi fai male”. Per prevenire la tendenza a mordere, quando si addormenta non teniamolo attaccato al seno.
Di fronte a graffi e morsi, è essenziale tenere presenti tre principi: far capire al bambino che non è lui che rifiutiamo, ma il suo comportamento; non permettergli di ottenere ciò che vuole con l’aggressività; evitare di reprimerlo con colpetti sulla bocca o sulle mani, oppure con insulti e castighi.

Picchiare un bambino per insegnargli a non picchiare è controproducente oltre che contraddittorio, perché rafforza in lui l’idea che vince il più forte. Piuttosto impediamogli, anche fisicamente, di continuare. Con fermezza e affetto facciamogli capire che comprendiamo le sue esigenze e i suoi sentimenti e che questi sono del tutto legittimi. Poiché la sua capacità di comprensione inizia molto prima che inizi a esprimersi con le parole, possiamo dirgli:”Sei arrabbiato, vero? “,”Lo so, vorresti tenere in mano la brocca”,”Non hai voglia di uscire dall’acqua?”
Anche solo dal tono della nostra voce, capirà che gli siamo vicini e che lo comprendiamo, sarà allora più facile insegnargli a relazionarsi con gli altri in modo corretto. Sentendosi rispettato,capirà che non siamo contro di lui,ma con lui e sarà più disponibile ad accettare i limiti che gli poniamo.

Originally posted 2014-09-30 13:45:54.

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