Allatamento al seno

Creato da admin
Allatamento al seno - Allatamento al seno

“L’allattamento al seno costituisce l’alimentazione naturale e ideale per il neonato e fornisce allo sviluppo del bambino basi biologiche e affettive ineguagliabili”, questo sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme a tutte le associazioni di medici e pediatriche sono unanimi nel consigliare l’allattamento esclusivo al seno per i primi 5-6 mesi di vita.
Oltre a contenere nelle corrette proporzioni tutti gli elementi necessari alla crescita del bambino, il latte materno possiede delle caratteristiche inimitabili.
È ricco di anticorpi contro i virus e i batteri I bambini allattati al seno si ammalano meno di malattie intestinali, come diarrea ed enterite. Sono inoltre meno soggetti a infezioni dell’apparto respiratorio e delle vie urinarie. Rispetto a quelli allattati con il biberon, devono succhiare con più forza per spremere il capezzolo materno, favorendo così anche la salute dell’orecchio.
Protegge dalle allergie e dalle malattie autoimmuni Secondo numerosi studi i bambini allattati al seno sono meno soggetti ad allergie e alle malattie dovute a un’alterazione della risposta immunitaria, come il diabete giovanile o il morbo di Crohn.il latte materno contiene infatti immunoglobuline (proteine solubili) che proteggono la mucosa dell’intestino da elementi che causano allergie e regolano la risposta immunitaria dell’organismo. Possiede inoltre due grassi: Vacido linoleico e Vacido arachidonico,che contrastano le infiammazioni della pelle e gli eczemi. Contiene enzimi e ormoni A differenza di qualsiasi altro latte.quello materno contiene un enzima, la lipasi, necessario alla digestione dei grassi. La lipasi serve ai neonati perché non hanno ancora sviluppato sufficientemente la produzione della bile e dei succhi pancreatici.Anche tutti gli ormoni presenti nel sangue della madre vengono trasmessi al lattante.

Come cambia il latte materno
Sei primi giorni di vita del bambino

Subito dopo il parto si forma il primo latte detto colostro. È un liquido denso e giallastro che rispetto al latte maturo contiene meno grassi e carboidrati, ma possiede più minerali ed elementi proteici, tutti fattori attivi contro le infezioni.
La funzione del colostro è quella di offrire al bambino un nutrimento immunizzante che gli permette di adattarsi più facilmente al mondo esterno. Contiene grandi riserve di anticorpi, che lo aiutano a neutralizzare gli attacchi dei batteri e dei virus attivando il sistema immunitario, facilita la riparazione dei tessuti, stimola la produzione di enzimi che proteggono l’apparato digerente, giova alla maturazione del sistema nervoso, che continua a svilupparsi anche dopo la nascita: i grassi del colostro sono costituiti infatti dalle stesse molecole di cui sono composte le cellule della membrana del cervello.
Il colostro ha inoltre la funzione di lassativo. Le feci che si accumulano nell’intestino del neonato costituiscono una massa spessa e viscosa, chiamata meconio. Il colostro pulisce il tratto intestinale del bambino preparandolo alle nuove funzioni.

Il quarto giorno
Intorno al quarto giorno il colostro inizia a modificare la sua composizione e si arricchisce di grassi per assecondare le esigenze nutritive del bambino. Da giallastro, assume un colore più chiaro.

Dopo la montata lattea

Dopo qualche giorno inizia la montata lattea: dal seno sgorga il latte vero e proprio, bianco e ricco di grassi, zuccheri e proteine, circa 10 g per litro. Il latte continuerà poi a modificarsi per rispondere in modo bilanciato alle diverse necessità alimentari del bambino.

Nel corso della poppata

Anche durante la poppata il latte cambia composizione. All’inizio e più liquido, ricco di sali e velocemente assimilabile, verso la fine è più denso di grassi e induce quindi una sensazione di sazietà. Se però si raccoglie il latte di un intero pasto e lo si analizza, si scopre che il suo apporto nutrizionale è sempre bilanciato e costante.
Può succedere che risulti più leggero, ma solo se la poppata è interrotta. Per lo stesso motivo, può risultare più pesante se il bambino prende solo quello della seconda parte del pasto (in caso di spremitura del seno). Ecco perché si suggerisce di lasciare libero il bambino di succhiare a volontà,dall’inizio alla fine.

GLI ORMONI

Durante il parto l’ipofisi, la ghiandola situata alla base del cervello, inizia a secernere un ormone, la prolattina, così definito perché stimola le ghiandole mammarie a produrre il latte.
La prolattina svolge diversi compiti: contrae le cellule attorno agli alveoli in cui si forma il latte; provoca le contrazioni uterine che riportano l’utero alle sue dimensioni normali; induce una sete improvvisa subito prima o nel corso della poppata per sollecitare la
mamma a bere la quantità di liquidi necessaria durante l’allattamento; facilita la fuoriuscita spontanea del latte durante la poppata o anche nell’udire il pianto del bambino. Di notte il rilascio di prolattina è maggiore e la mamma può beneficiare dell’effetto rasserenante e soporifero di quest’ormone.
Anche se la montata lattea vera e propria compare solo dopo alcuni giorni, la produzione del latte inizia subito dopo il parto. A garantire la produzione non bastano però gli ormoni: è necessario attaccare il bambino al seno. Succhiando, il piccolo stimola le terminazioni nervose del capezzolo e manda all’ipofisi il segnale di via per la produzione della prolattina. A questa si aggiunge l’ossitocina, l’ormone che provoca la fuoriuscita del latte dagli alveoli mammari durante l’allattamento: è la stessa che durante il parto stimola le contrazioni uterine.

I vantaggi per mamma e bambino

Attaccato al seno il bambino si rilassa: ascolta la voce della mamma, ne sente l’odore e il calore della pelle e la sua attività respiratoria diventa più regolare.
Ma anche la mamma, nella profonda intimità che si crea con il bambino, avverte una diffusa sensazione di benessere psicofìsico. Comunica con parole, sguardi, sorrisi, carezze e il bambino le risponde guardandola, toccandola, variando il ritmo della suzione.

L’allattamento è un processo naturale dell’organismo: le donne che allattano hanno meno probabilità di avere tumori al seno e all’ovaio e di soffrire di osteoporosi in menopausa. Inoltre, grazie all’alto consumo energetico dovuto alla produzione del latte, hanno più facilità a riacquistare il peso che avevano prima della gravidanza. La suzione del seno, infine, stimola le contrazioni uterine facilitando il ritorno alle dimensioni normali dell’utero e prevenendo le emorragie.

Quando avviene la montata lattea

In genere la montata lattea avviene fra il terzo e il quinto giorno, ma può presentarsi anche dopo una settimana dal parto. I sintomi con cui segnala il suo arrivo possono essere, a seconda dei casi, più o meno intensi e avvertibili. Se, come raccomandano tutti gli esperti, il bambino è attaccato al seno già in sala parto, la comparsa del latte è più graduale rispetto a quanto avviene nel caso di poppate ritardate e meno frequenti.
I segnali della montata lattea sono i seguenti:

  • Sensazione di pienezza,pesantezza e indurimento del seno.
  • Calore localizzato.
  • Sensazione di tensione cutanea a livello dellareola (il cerchio scuro tutto intorno al capezzolo).
  • Flusso di latte:spremendo delicatamente con le dita la zona di pelle al confine con l’areola.si noterà che il latte fuoriesce immediatamente.

Questi segnali possono anche passare inosservati; se non sono presenti, non significa che manchi il latte. Può succedere che la mamma non li percepisca o che il bambino non sia stato attaccato allareola con sufficiente regolarità e vi sia quindi un ritardo nella lattazione, dovuto alla scarsa stimolazione del seno.
Numerose ricerche hanno ampiamente dimostrato che non più di 1-2 donne su 100 soffrono di ipogalattia (scarsità di latte). Una percentuale minima, che dovrebbe rassicurare anche le mamme reduci da una delusione in occasione di una prima gravidanza: il più delle volte, il problema è legato al fatto che il bambino è attaccato poco o in modo scorretto. Spesso infatti la mancanza di latte non è legata a fattori costituzionali, ma deriva da comportamenti errati.

La cura e l’igiene del seno

Durante tutto il periodo dell’allattamento è necessario osservare alcune semplici regole igieniche:
Il seno, e in particolare i capezzoli, va lavato prima e dopo ogni poppata con acqua bollita, lasciata intiepidire, senza sapone. Lo si tampona quindi con una garza usa e getta di ovatta (senza protezione impermeabile), da cambiare quando diventa umida,o con un asciugamano non ruvido,che non va condiviso con gli altri componenti della famiglia.

Se lo si desiderarsi può applicare una crema lenitiva, avendo l’accortezza di lavare con cura il capezzolo prima della poppata successiva per eliminarne tutti i residui. Per tenere il capezzolo pulito e protetto è bene cambiare spesso il reggiseno. Si possono inoltre utilizzare coppette di ovatta usa e getta, da sostituire dopo ogni poppata. Quando è possibile, è bene lasciare il seno scoperto, non però esposto al sole.

L’alimentazione della mamma che allatta

Durante l’allattamento è importante seguire un’alimentazione ricca di tutti gli elementi nutritivi indispensabili: proteine, grassi, vitamine, carboidrati e sali minerali. Non è necessario, come si diceva un tempo, mangiare per due: basta aggiungere alla dieta regolare, dal valore base di circa 2000 calorie al giorno, 500 calorie in più. In pratica significa aumentare di poco le porzioni.
Se si allattano i gemelli, il supplemento deve essere di circa 900-1200 calorie. A differenza del latte artificiale, che ha sempre lo stesso gusto, quello materno si modifica in base alle abitudini alimentari della mamma. Per questo è importante seguire un’alimentazione varia e completa, senza censurarsi nel timore che al bambino non piacciano certi cibi. Più la dieta della mamma è diversificata, più il bambino si abitua ai sapori e agli aromi dei cibi, cominciando a formare le sue preferenze. Sarà quindi molto più facile, durante lo svezzamento, introdurlo alle nuove pappe.
Abituare fin dall’inizio il neonato a gustare piccole quantità di sostanze diverse favorisce inoltre la formazione spontanea degli enzimi necessari alla loro digestione. Quando inizierà a nutrirsi direttamente di questi alimenti, non avrà problemi a digerirli e ad apprezzarli.

Come si allatta

Molli tentativi falliti di allattare nascono da errori banali, che si potrebbero eliminare subito e con facilità. Ecco perché è importante, fin dal primo giorno, controllare se la poppata avviene in modo corrctto.se l’attacco è corretto e se la suzione è efficace, facendosi consigliare da un’ostetrica.
Quando il bambino succhia in modo opportuno, la mamma non sente alcun dolore perché comprime il capezzolo solo per una breve frazione di secondo. Inoltre il piccolo non ingoia aria Se invece ha una presa scorretta il capezzolo si irrita, perché lo stringe con le sue gengive.
Va inoltre tenuto presente che i disturbi del seno non dipendono mai da un prolungamento eccessivo della poppata: se l’attacco è corretto la suzione può protrarsi anche per un’ora senza causare disagi. Al contrario una presa sbagliata può provocare.oltre al dolore, irritazione del capezzolo e ragadi anche dopo una poppata di soli cinque minuti.
Per questo non bisogna mai sottovalutare i capezzoli doloranti, per un malinteso senso del sacrificio e per il bette del bambino.AI contrario, si rischia che il piccolo si affatichi a succhiare e non riceva quindi sufficiente nutrimento: ne risentirebbe anche la produzione di latte, che dipende dalla suzione. le posizioni
Seduteci si accomoda su una sedia bassa o sul letto appoggiandosi alla testata; il braccio va ripiegato ad angolo quasi retto rispetto al seno e la testa del bambino sulla piega del gomito o sul polso, in modo che non sia costretto a girarla per arrivare al seno. Il viso del bambino deve trovarsi di fronte al seno e il naso di fronte al capezzolo. Il corpo del bambino deve stare attaccato, pancia contro pancia,a quello della mamma.Volendo,si può sostenere il gomito con un cuscino morbido.
Imposizione rugby – È cosi chiamata perché il corpo del bambino è tenuto sotto l’ascella della mamma con un braccio, mentre la testa e sostenuta dalla mano, proprio come un pallone da rugby, in modo che si trovi di fronte al seno.

La presa corretta
– Al di là della posizione prescelta, per non pregiudicare la riuscita dell’allattamento è importante che durante la poppata ci si senta comode e rilassate.
– Per evitare tensioni e irrigidimenti,non bisogna inclinarsi per porgere il seno al bambino: è lui che va avvicinato al capezzolo.
– Il corpo del bambino va tenuto parallelo rispetto a quello della mamma, pancia contro pancia, in modo che il collo resti dritto e il piccolo non debba girare la testa per attaccarsi.
– Per sollevare il seno con la mano si usa una presa a Ccon il pollice a lato e le altre quattro dita sotto il seno. La presa a forbice, con l’indice e medio stretti intorno al capezzolo, non va bene: la pressione delle dita potrebbe bloccare i dotti galattofori, i piccoli serbatoi colmi di latte, aumentando così i rischi di mastite.
– La bocca del bambino deve essere bene aperta in modo che abbracci tutta l’areola. Per succhiare appoggia la lingua sotto la base dell’areola, il labbro inferiore rovesciato verso l’esterno, naso e mento appoggiati al seno. In tal modo la presa avviene proprio in corrispondenza dei dotti galattofori, che vengono compressi con un movimento a onda, avanti e indietro per spremerli.
Quando abbassa la lingua, questi si riempiono nuovamente, in una continua alternanza di svuotamento e riempimento.
Se l’areola è molto grande, quando il bambino è attaccato può sporgerne uno spicchio, ma solo nella parte superiore: quella inferiore deve essere completamente coperta dalla bocca del bambino in modo che possa ricevere in profondità il capezzolo.
– Durante la poppata i muscoli del viso del bambino si muovono fin quasi alle orecchie e le guance sono gonfie. Se schioccano significa che sta succhiando solo il capezzolo, stringendolo con le gengive. I segnali per capire se vi sono problemi sono i seguenti: allattare fa male; alla fine della poppata il capezzolo appare appiattito; il bambino schiocca le labbra e compaiono due fossette sulle guance, segni di suzione scorretta.
– Se si vede che il bambino non è ben attaccato, lo si stacca delicatamente e lo si riawicina al seno. Nell’allontanarlo è importante che non rimanga appeso al capezzolo: si infila dolcemente il dito mignolo nell’angolo della sua bocca e si spinge poi il seno verso il basso.

La poppata
Per attaccare il bambino non è necessario aspettare di avere i seni pieni. Questi servono infatti da contenitore per il latte,che viene prodotto in continuazione dall’organismo. Se sono svuotati spesso, l’organismo provvede velocemente a riempirli,altrimenti rallenta la produzione.
– Per aiutare il piccolo ad attaccarsi,si circondano con il pollice e l’indice arcola e capezzolo, mentre con le altre dita si sostiene il seno da sotto, lasciando libera l’arcola: in questo modo si evita che il peso della mammella faccia sfuggire di bocca capezzolo e areola.
– È importante che il bambino prenda tutto il latte contenuto in un seno prima di passare all’altro,altrimenti rischia di non succhiare il latte più denso e ricco di sostanze nutritive che viene rilasciato alla fine della poppata.
– In genere il piccolo si stacca da solo. Se non lo fa,quando si vede che inizia a diminuire il ritmo della suzione, prima che si stanchi e si addormenti, lo si stacca con delicatezza.
– Il pasto dovrebbe durare in tutto circa 20-30 minuti e non protrarsi oltre per evitare che il piccolo, succhiando a vuoto, irriti il capezzolo e ingurgiti aria. Il bambino è sazio quando lascia il capezzolo o rilassa mani e braccia. È bene comunque sapere che la maggiore quantità di latte viene introdotta nei primi dieci minuti di poppata. Il tempo di allattamento successivo ha valore soprattutto sul piano affettivo e psicologico.
– Dopo ogni poppata è buona regola tenere per cinque-dieci minuti il bambino in braccio in posizione verticale. In tal modo si favorisce il passaggio del latte dallo stomaco all’intestino e l’emissione del ruttino, che può essere facilitata con piccoli colpetti sulla schiena: in genere arriva dopo qualche minuto. Se non compare non c’è da preoccuparsi, dopo una decina di minuti il bambino può essere adagiato nella culla. Se inizia a piangere, va ripreso in braccio e tenuto ancora in posizione verticale: potrebbe aver bisogno di altri ruttini.
Questi sono comunque solo il segno che ha emesso l’aria ingerita e non che abbia digerito.
– È bene alternare ogni volta il seno con cui cominciare, a meno che non vi siano problemi di ingorgo mammario: in tal caso va svuotato per primo il seno più gonfio e dolente. Se alla fine della poppata un seno non è stato completamente svuotato, per evitare l’ingorgo e favorire una migliore lattazione,lo si può svuotare manualmente o con un tiralatte.

DA RICORDARE

Le prime volte il bambino va aiutato a orientarsi. Per farlo volgere istintivamente verso il seno è sufficiente sfiorargli la guancia o il naso con il capezzolo. Per non confondere il suo odorato, si consiglia di non usare detergenti o deodoranti profumati sul seno: oltre a mascherare l’odore naturale, possono rimuovere le secrezioni naturali che lubrificano e disinfettano il capezzolo.

Se si agita durante la poppata

  • Nelle prime fasi dell’allattamento può succedere che il bambino pianga e si agiti. In genere capita perché c’è molto latte e il flusso è troppo intenso: il piccolo diventa rosso, come se qualcosa gli fosse andato di traverso e si innervosisce. Per eliminare il problema è sufficiente spremere un po’di latte prima di offrirgli il seno.
  • Se piange, si contorce, flette le gambe e a volte smette di succhiare.il disturbo può essere dovuto ai movimenti intestinali, che si producono quando il latte arriva a livello dello stomaco.e che spesso portano all’emissione di feci Quando la crisi si manifesta solo nelle ore pomeridiane e serali, si tratta delle coliche del lattante-dette anche del secondo mese.In questo caso si sospende la poppata e gli si massaggia dolcemente la pancia in senso rotatorio.
  • Se piange solo quando viene sfiorato o inclinato da un lato, può avere mal d’orecchio: si consiglia di parlarne con il pediatra.
  • Raramente può succedere che,in seguito a un’attività sportiva di un certo impegno da parte della mamma, il bambino rifiuti il seno per il sapore più acre del latte, dovuto alla presenza di acido lattico. Non c’è da preoccuparsi: si tratta di una sostanza innocua, destinata a scomparire al pasto successivo.

Come organizzarsi

Fin dai primi giorni di vita il bambino ha una naturale capacità di autoregolarsi, il meccanismo della fame è programmato alla perfezione: reclama il latte quando ne ha bisogno.
Nel primo mese di vita, i ritmi non sono ancora regolari, ma se si assecondano senza forzature di orari o di quantità, il piccolo si regolarizzerà naturalmente acquistando via via il senso del tempo e la scansione delle poppate.

Quanti pasti

L’allattamento materno è un processo fisiologico, un congegno impeccabile che varia secondo le esigenze di ogni individuo. Fin dalla nascita ogni bambino ha un temperamento e uno stile di alimentazione diversi. Non esistono quindi regole fisse o un numero “giusto” di poppate, perché la frequenza dei pasti è strettamente legata alla personalità del bambino, al suo appetito, ai suoi ritmi, alle sue esigenze di crescita.
Il suo appetito può variare di giorno in giorno ed è normale che a volte mangi di meno o ri-
chieda poppate più lunghe o numerose: e solo questione di costituzione, di temperamento e spesso di ereditarietà.
Per questo e del tutto fuori luogo fare paragoni tra il proprio bambino e altri neonati o temere che il latte sia insufficiente, poco nutriente o. al contrario, troppo pesante.
L’importante è seguire i segnali di rame e di sazietà ilei piccolo e. almeno nelle prime settimane di vita, offrire il seno ogni volta che lo richiede, perché è proprio questo meccanismo di domanda-risposta a calibrare la produzione del latte. Per lo stesso motivo, il bambino non va mai svegliato per mangiare.anche se salta un pasto: istintivamente, sa regolarsi da solo. Solo in casi molto rari, in cui si verifichi un costante arresto nella crescita, il pediatra può consigliare di svegliarlo per una poppata supplementare.

L’allattamento a richiesta

Soprattutto nelle prime settimane di vita, è importante che l’allattamento sia totalmente a richiesta: se si attacca il bambino quando mostra di avere fame, senza farlo attendere troppo, si evita che succhi in modo frenetico irritando il capezzolo. Tinche la produzione di latte non si e stabilizzata e il piccolo non ha recuperato il peso alla nascita (in genere entro le due settimane di vita), il bambino va attaccato al seno ogni volta che piange o che sembra essere affamato.
Mettersi a disposizione del bambino può inizialmente essere faticoso, ma chi sceglie questa soluzione si garantisce una serie di vantaggi significativi, senza con ciò trovarsi alle prese con un numero esagerato di poppate. È raro infatti
che un neonato voglia mangiare più di 7-8 volte al giorno. I bambini allattati a richiesta tendono ad abbandonare prima degli altri la poppata notturna, intorno alle sei settimane,e in genere piangono meno. Inoltre,dopo un breve periodo iniziano a richiedere il seno sempre alle stesse ore e arrivano comunque ad adeguarsi a uno schema fisso, in modo meno rigido, più naturale e spontaneo.

Tuttavia vi sono tre regole da osservare:
Assecondare i ritmi del bambino Vi sono piccoli che mangiano velocemente e altri che impiegano molto tempo. Questi atteggiamenti,che sono innati, non possono essere modificati in alcun modo. Osservare il modo con cui il bambino mangia dà modo di comprendere il suo carattere e apprezzarne le specificità.
Non offrirgli il seno agni tolta che piange Non è detto, infatti, che abbia sempre bisogno di mangiare. Il rischio è che un corretto ritmo di allattamento a richiesta venga alterato per una serie di equivoci. Quando infatti il bambino riceve dall’ambiente sempre la stessa risposta (al pianto corrisponde sempre l’offerta del seno) tende poi ad aspettarsi di ricevere solo quella e non impara a capire quali siano realmente le sue esigenze. Se ogni volta che si lamenta viene allattato ce il rischio che richieda sempre il seno anche se ha bisogno d’altro: può essere bagnato, avere caldo, sentire bisogno di compagnia.
Non prolungare la poppata Succhiare è una fatica e richiede sonno e riposo adeguati. Nei primi 15-20 minuti il bambino prende gran parte del latte che gli serve:spende molta energia, ma ha un buon rendimento.Se lo si tiene attaccato per altro tempo spende solo energia, cioè si stanca e prende pochissimi grammi di latte. Tutto questo si ripercuote poi sul pasto successivo, perché vi arriva più stanco. E se all’inizio prevale la fame, poco dopo, quando ancora il pasto non e finito, prevale la stanchezza e la suzione si interrompe.
Si crea così un meccanismo che costringe il bambino a fare molte piccole poppate, stancanti e poco soddisfacenti.
Per ristabilire un equilibrio corretto tra pasto e riposo,a ogni poppata il bambino andrebbe attaccato per non più di 20-30 minuti.

L’allattamento a schema fisso

Trovarsi in balia dei desideri del bambino può provocare ansia,soprattutto nei casi in cui il piccolo non riesce a trovare un suo ritmo e la mamma è particolarmente provata. In questi casi si può allattare a schema fisso, tenendo presenti alcuni princìpi:

  • Prima di imporre uno schema,si consiglia di aspettare le sei settimane di vita.
  • Il bambino non va mai svegliato per essere allattato. In genere, se dorme, è buona regola non svegliarlo. Può rimandare il pasto di una mezz’ora o a volte saltarlo del tutto, ed è assolutamente normale.
  • Rispetto all’orario prestabilito si può anticipare di un’ora, ma non di più. Per esempio.se deve mangiare alle sei del mattino, ma inizia ad avere fame alle cique, va accontentato. Se però inizia a piangere alle quattro, sarebbe meglio aspettare a dargli la poppata fino alle cinque, coccolandolo e rassicurandolo.
  • Tra una poppata e l’altra devono passare almeno due ore.

Quando serve svuotare il seno

Anche se si allatta in modo naturatele prudente tenere in casa uno o due biberon e un tiralatte per i momenti in cui non si ha la possibilità di attaccare il bambino al seno a causa di un impegno improrogabile o anche solo per ridurre la tensione e il dolore provocati da un ingorgo mammario. I momenti migliori per estrarre il latte sono la mattina al risveglio, oppure 1-2 ore dopo la suzione. Se il bambino non viene mai attaccato.il latte va estratto almeno 6-8 volte al giorno.cercando di svuotare completamente il seno.

Con il tiralatte

Ci sono due tipi di tiralatte: manuale (a siringa o a pompctta) ed elettrico.Se lo si deve utilizzare spesso, vale la pena di scegliere il tiralatte elettrico, che permette di regolare la forza e la velocità dell’aspirazione,adeguandolo alle proprie esigenze. Il tiralatte deve riprodurre il più possibile l’atto naturale della poppata: non e quindi la forza del risucchio ad aumentare il flusso del latte, ma la corretta alternanza di fasi di aspirazione e di rilassamento. Si può noleggiare il compressore in farmacia o in un nego/io specializzato e acquistare solo le componenti dell’apparecchio che vengono a contatto con il seno e con il latte.

  • Dopo l’acquisto del tiralatte. le parti che vengono a contatto con il seno e con il latte vanno smontate.risciacquate e sterilizzate: a questo scopo si mettono in una casseruola coperte d’acqua, si porta a ebollizione e si lascia bollire per 5 minuti.
  • Prima di estrarre il latte,ci si lava le mani con acqua e sapone.
  • Si scalda il seno per alcuni minuti con una borsa o una compressa calda.oppure si fa una doccia calda. Il calore stimola la produzione dell’ormone ossitocina.che favorisce la fuoriuscita del latte durante la poppata.
  • Sedute in posizione comoda e rilassataci inizia a estrarre il latte cominciando con l’intensità minima.che va aumentata gradualmente. Se si utilizza un tiralatte a siringa, si può accrescere la forza aspirante bagnando la superfìcie del pistone che si trova all’interno.
  • Quando si ha finito, le parti venute a contatto con il seno e con il latte vanno pulite accuratamente: possono essere- messe in lavastoviglie o lavate in acqua tiepida con un detersivo delicato, risciacquandole sotto l’acqua fredda e lasciandole asciugare all’aria su un panno pulito (i tubicini si possono appendere a un (ilo).Una volta al giorno tutte le parti vanno sterilizzate.

Con la spremitura manuale

  • Le prime volte per il prelievo del latte sono necessari circa 30 minuti.
  • Si scalda il seno con un impacco caldo.
  • Si allunga delicatamente il capezzolo con le dita massaggiando delicatamente il seno: con la mano chiusa a pugno si eseguono dei movimenti circolari, cominciando dalla base della mammella in direzione del capezzolo.
  • Sostenendo il seno con la mano aperta a C (il pollice sopra e le altre dita sotto), si spreme la parte sotto Tareola, rilasciando la presa e ripetendo più volte lo stesso movimento. Si ruota la mano in modo da spremere tutto il seno.
  • L’operazione non deve provocare dolore.Quando il latte inizia a fluire si raccoglie direttamente nel contenitore.

COME SI CONSERVA IL LATTE

Il latte estratto nel corso della giornata va messo in un biberon sterile, da riempire per tre quarti o con una quantità pari a un pasto. Va poi chiuso con cura.
I tempi di conservazione sono i seguenti:
• A temperatura ambiente: per 8-10 ore in inverno, per non più di 4 ore in estate.
• In frigorifero: per 48ore.
• Nel congelatore: per 3 mesi; il latte scongelato può essere conservato in frigorifero per non più di 24 ore.
Prima dell’uso il latte va scaldato in un contenitore di acqua calda, a bagnomaria. Si consiglia di non utilizzare il forno a microonde perché potrebbe inattivare alcune sostanze, come le immunoglobuline.

Riprendere ad allattare dopo una pausa

Dopo un’interruzione è possibile riprendere l’allattamento: l’impresa è tanto più facile quanto più si è vicini alla data del parto. È importante attaccare spesso il bambino continuando, nel frattempo, a dargli le integrazioni di latte artificiale, che andranno diminuite man mano che aumenta la produzione di latte materno. In questo processo, detto di relattazione, a svolgere il ruolo chiave è l’ormone prolattina, la cui secrezione viene innescata solo ed esclusivamente dalla suzione del bambino. Richiede tempo e pazienza.

Originally posted 2014-09-29 10:30:13.

Comments

comments