BUGIE

Creato da admin
bugia - BUGIE

La prima bugia alla quale ricorre il bambino e un semplice monosillabo: no, nel senso di non sono stato io. È stato lui a rovesciare la scatola dei biscotti, a lanciare la sabbia.ad accendere laTV con il telecomando.e dice no. Di fronte a queste bugie siamo presi dal panico: perché mente? Che bisogno ha di ingannarci? In realtà quella che a noi appare come una spudorata menzogna è spesso un linguaggio che non capiamo.
Fino ai 4-5 anni, infatti, il bambino non riesce a distinguere il reale dall’immaginario, il passato dal futuro, la causa dall’effetto ed è convinto che sia sufficiente pensare o desiderare qualcosa affinché si avveri. Ecco perché, fino a questa età non si può parlare di bugie, ma solo di invenzioni fantasiose. Di fronte a una realtà che non capisce,che non accetta o lo intimorisce,il piccolo cerca di ridefinirla e lo fa con un linguaggio rudimentale, che a noi suona come una gigantesca bugia. Se con le menzogne gli adulti mirano deliberatamente all’inganno e ricorrono a una precisa e complessa sequenza di operazioni logiche, che omettono intenzionalmente alcuni elementi della realtà e ne aggiungono, sottraggono o distorcono altri.il bambino costruisce il suo castello di bugie in modo primitivo. Fino a 6 anni non possiede le capacità logiche e mentali che permettono di falsificare volutamente la realtà: non nega la verità per imbrogliare, semplicemente racconta una realtà diversa. Non nasconde alcun elemento né lo sostituisce con altri, perché manca della capacità di astrazione, della possibilità cioè di lavorare sui simboli.abilità che si acquisiscono più tardi.
Cosi il bambino, quando teme una punizione troppo severa, che ai suoi occhi finisce per sembrare una vera ingiustizia, si difende con la bugia nella speranza di ritardare,o perlomeno raffreddarci rimproveri.

Gli atteggiamenti che non funzionano

Accusare “Sei stato tu, vero?!”I toni accusatori lo mettono nella condizione di raccontarci altre frottole.
Offendere il bambino – Pur insistendo nella disapprovazione del suo com- portamento, evitiamo sempre di usare termini come bugiardo o tadro.Cosi facendo lo umiliano rischiando di suscitare un forte senso di ribellione. Si tratta di fargli capire il messaggio senza ferire il suo amor proprio. Il centro della questione non deve essere lui, ma ciò che si può o non si può fare.

Fare finta che non sia successo niente – È la soluzione più comoda, ma non
per questo funziona. Se si passa la cosa sotto silenzio, si crea una complicità che lo incoraggerà a continuare nel suo comportamento.
Dimostrare stupore e interesse – II bambino penserà che la bugia sia un buon modo per concentrare su di sé l’attenzione.
Fare prediche – Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi, diceva che i bambini piccoli sono pre-morali (non a-morali), cioè non ancora capaci di immaginarsi che cosa sia un comportamento etico. Le ramanzine sono perciò destinate a cadere nel vuoto perché non le capisce.
Umiliarlo di fronte agli altri – II bambino, risentito, tenderà a vendicarsi con una bugia ancora più grossa, convinto che sia la frottola a non aver funzionato, non il suo comportamento.
Punire o minacciare – Si convincerebbe ancora di più che le bugie sono necessarie per scampare al rischio del castigo. Si rischia inoltre di stimolarlo a raccogliere la sfida,producendo l’effetto opposto a quello desiderato.
Fare domande – Le domande tipo “Perché lo hai fatto?” o “Chi è stato?” sono destinate a restare senza risposta o a produrre nuove bugie. Presuppongono infatti un colpevole, che deve discolparsi.

Come si affrontano
“Èstata lei (la cuginetta appena nata, nella culla) a rompere il vaso”
“Il bicchiere? È caduto da solo”
Quando il bambino afferma, con le mani impiastricciate di crema, di non essere stato lui a toccare la torta, prima di perdere la pazienza fermiamoci un istante e pensiamo alla sua ingenuità: è convinto di essere creduto. Non si rende conto che le sue frottole non hanno alcuna parvenza di verità ed è impossibile prestarvi fede. È l’innocenza, non l’inganno, ad animare le prime bugie.
Per questo, nel rispondere, non è della bugia in sé che bisogna parlare, quanto della marachella che questa tenta di nascondere. Senza perdere la calma, limitiamoci a ribadire la regola infranta: non si portano in giro per casa le cose da mangiare; il computer non si tocca; la brocca si prende con due mani.
Accogliamo i suoi desideri senza giudicarli: non c’è niente di male a voler toccare il computer o a desiderare la torta. Deve solo capire che non sempre i desideri possono essere soddisfatti. Ascoltando le sue emozioni anziché le sue bugie, gli confermiamo che abbiamo fiducia in lui e che gli vogliamo bene.
Quando imparerà a esprimersi meglio, sentirà meno il bisogno di difendersi.

Originally posted 2014-10-01 10:31:32.

Comments

comments