Conoscere il bambino

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Se fino a 2-3 mesi il bambino non aveva molti contarti con il mondo esterno e sembrava ascoltare solo i suoi bisogni, reagendo con il pianto a ogni situazione di malessere o di disagio, ora presta molta più attenzione a quello che lo circonda: le coliche e i pianti serali sono sostituiti dal gioco e da un’intensa comunicazione con i genitori.
In questo periodo, e almeno per tutto il primo anno, ha bisogno di ritmi di vita regolari che gli permettano di costruire rapporti stabili.

Che cosa vede

A 4 mesi II bambino riesce a vedere in profondità e a coordinare entrambi gli occhi; gira la testa e tenta di spostarsi per non perdere d’occhio gli oggetti in movimento che escono dal suo raggio visivo.È sempre più consapevole dello spazio e delle distanze che lo separano dalle cose che gli stanno intorno. Se gli si tocca una mano.dirige lo sguardo verso di essa.
A 5-6 mesi Inizia a usare gli occhi in modo coordinato e la sua visione dei colori è simile a quella degli adulti. Ora vede bene nel raggio di parecchi metri, ha migliorato la capacità di mettere a fuoco le immagini e riesce a seguire con gli occhi gli oggetti in movimento.
Riconosce il volto dei genitori e dei familiari e sa distinguere le loro diverse espressioni. Ma la sua acutezza visiva è di circa 3 decimi rispetto ai dieci decimi di una vista perfetta.

Che cosa sente

Pian piano il bambino impara a riconoscere la provenienza dei suoni.
A 5 mesi – II bambino gira la testa e la abbassa se la fonte del suono provie-
ne dal basso.
A 6 mesi – Gira la testa e la alza se il suono proviene dall’alto.
A 8 mesi – Muove la testa in corrispondenza della direzione del suono.

Come si muove

Verso il quarto mese II bambino si sforza di toccare, afferrare e portare alla
bocca gli oggetti che attirano la sua attenzione, mostrando una straordinaria
determinazione e ostinazione nel raggiungere i suoi obiettivi.
Se prima teneva le mani per lo più serrate a pugnetto e le braccia aderenti al corpo, ora è via via sempre più sciolto: apre e chiude le mani, le agita davanti agli occhi, come se fosse un nuovo entusiasmante gioco, afferra gli oggetti e li scuote.
Se gli diamo un sonaglio lo prende e lo porta alla bocca: un gesto apparentemente semplice, ma particolarmente complesso, che segna un momento importantissimo del suo sviluppo: attraverso il gioco.il bambino scopre se stesso,conosce il suo corpo e affina le sue abilità. Afferrare un oggetto,anche un piedino, richiede il concorso di molte capacità: coordinamento mani-occhi, esplorazione attraverso il senso del tatto e del gusto, finezza di movimenti.
Tra i 4 e i 5 mesi – II bambino impara a sollevare la testa e a fare X aeroplano
con le braccia quando è adagiato a pancia in giù, dondolandosi e scalciando in aria le gambe. Questi movimenti spontanei rafforzano la muscolatura del tronco e gli permetteranno la conquista della posizione seduta, che in genere avviene entro il sesto mese. Sa anche stare seduto con la schiena appoggiata o sostenuto alla vita, ma cade di lato o all’indietro se viene lasciato privo di sostegno. Comincia a tendere le mani in avanti quando vuole essere preso in braccio. Se è sdraiato sulla schiena, si porta i piedini alla bocca.
A 6 mesi – È in grado di mantenere la posizione seduta: all’inizio solo se viene aiutato e poi, man mano che raggiunge un maggiore equilibrio, senza alcun appoggio.

Come si esprime

Dopo il quarto mese di vita si verificano dei cambiamenti nella conformazione della bocca che permettono di modulare i suoni e il volume della voce. Gli strilli dei primi mesi iniziano a diventare balbettii.che man mano acquistano sempre più significato. Le abilità linguistiche si arricchiscono: il bambino sa pronunciare le vocali a, e, i, o, u e alcune sillabe.
Inizia la fase della lallazione. Con i pochi strumenti che ha a disposizione, dà un’intonazione alle sue sillabazioni imitando il tono delle conversazioni degli adulti e a volte si ha persino l’impressione che si stia sforzando di dire cose sensate. Bisogna allora rispondergli, facendo fìnta di capire i suoi discorsi e incoraggiandolo a proseguirli. Questi colloqui surreali non sono affatto assurdi: lo stimolano all’imitazione del linguaggio adulto e arricchiscono il suo vocabolario di nuove sillabe.

Le prime risate

Con la crescita il sorriso diventa sempre meno automatico e assume sfumature diverse che indicano, di volta in volta, piacere, imbarazzo, complicità, scherzo.
Verso il quarto mese dal sorriso nasce la risata, nel senso rigoroso della parola: con il rumore e a gola spiegata.
Il riso richiede il ricorso a un’operazione mentale più complessa di quella necessaria per il sorriso. Per ridere, bisogna riconoscere una contraddizione tra quanto avviene e quanto sarebbe dovuto avvenire. Se facciamo le boccacce un neonato rimane impassibile perché non è ancora riuscito a costruirsi un’immagine precisa del volto e non può quindi coglierne le modificazioni. Un bambino di 3 mesi, invece, scoppia a ridere. Man mano che arricchisce le sue esperienze, avrà sempre più occasioni per cogliere i contrasti e le contraddizioni.
Può scoppiare in un’irrefrenabile risata nel sentire il rumore causato dalla
plastica quando la stropicciamo con le mani. In entrambi i casi scopre qualcosa di nuovo di cui non aveva ancora fatto esperienza: non sa ancora che un oggetto non sparisce per il semplice fatto di essere nascosto, né che la plastica stropicciata fa eik-eik. Per lui sono episodi assurdi, inaspettati, e proprio per questo ride.

Originally posted 2014-09-30 08:25:54.

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