Bambino da 0 a 3 mesi




Fin dai tempi più antichi i filosofi e gli uomini di scienza hanno cercato di scoprire che cosa succede durante la notte alle persone che dormono, ma è solo dall’inizio del secolo scorso che si è arrivati a una conclusione: il sonno non serve solo a mettere a riposo i vari sistemi dell’organismo e a recuperare le energie, ma è fondamentale per sviluppare i processi cognitivi, la memoria e le capacità creative ed è indispensabile per il nostro equilibrio psicofisico.
Nel corso di una ricerca diversi volontari sono stati privati della possibilità di dormire per lunghi periodi di tempo. I primi effetti della mancanza di sonno il peggioramento dell’umore e l’incapacità di gioire. Dopo due-tre gior- ni si verificano piccole cadute di attenzione durante le quali il cervello si addormenta per cinque-dieci secondi e poi si risveglia. Passati dieci giorni, questi mini-sonni diventano così frequenti che non si capisce se si è svegli o addormentati.

I segreti della notte
Nel corso della giornata le cellule nervose del cervello pulsano con la frequenza di trentacinque volte al secondo, ma al sopraggiungere della sonnolenza rallentano il loro ritmo a una volta al secondo. In tal modo si muovono all’unisono,generando onde cerebrali più lente e ampie.chiamate onde delta, caratteristiche del sonno profondo. Come tanti piedi che battono insieme lo stesso ritmo, le onde delta si scaricano nello stesso momento: il cervello classifica quanto ha visto e sentito durante il giorno, archiviando alcuni dati e scartandone altri. Ecco perché spesso succede che al risveglio venga in mente la soluzione di un problema che il giorno prima sembrava impossibile da risolvere. È quella che gli studiosi chiamano rielaborazione inconscia ilei dati
Se si esaminano i tracciati dell’elettroencefalogramma di una persona addormentata, si rimane sbalorditi dall’intensità delle registrazioni dell’attività cerebrale, che in alcuni momenti sono dieci volte più operose rispetto a quelle che si registrano durante la veglia.
Nel bambino il sonno ha anche altre funzioni: dormendo il sistema nervoso matura e si organizza e produce delle sostanze, chiamate citochine.che rafforzano le difese immunitarie. È stato dimostrato che.quando dorme poco, il livello degli anticorpi diminuisce di circa un terzo, rendendo così l’organismo più esposto nei confronti delle infezioni.
Durante il sonno, inoltre, il bambino letteralmente cresce: l’ormone della crescita (GRH) viene prodotto principalmente proprio all’inizio della fase delta.

Così il bambino impara a dormire

Per quanto possa sembrare strano, l’acquisizione di ritmi regolari di sonno non è spontanea, ma si impara. Pare infatti che alla nascita noi tutti abbiamo un ciclo di 25 ore piuttosto che di 24, al pari delle persone che hanno soggiornato a lungo nelle caverne, privi assolutamente di luce e quindi non influenzate dal alternarsi del giorno e della notte. In queste condizioni il ciclo che regola il sonno e le secrezioni ormonali torna a essere quello del piccolo appena uscito dalla caverna del grembo materno: di 25 ore.
Per incastrare il suo orario prolungato entro la cornice delle 24 ore.il bambino ha bisogno di tempo: ogni giorno il ciclo del suo sonno retrocede di un’ora e si stabilizza solo dopo qualche settimana.
Nel frattempo, nel corso di questo adattamento, può succedere che,come si dice popolarmente,uscambi il giorno per la notte”:dorme di giorno e sta sveglio durante la notte.
Gli equilibri che regolano i ritmi del sonno del neonato,influenzati dall’alternarsi della luce e delle tenebre.dal flusso degli ormoni e perfino da misteriose influenze cosmiche, sono molto più fragili e incerti di quelli che governano lo stimolo della fame. Per questo vanno rispettati e difesi con tenacia.
■ Nelle prime settimane di vita i ritmi del sonno sono regolati dalla fame e dalla sazietà. Se vogliamo aiutare il bambino a stabilizzarsi, fino al quarto mese è importante rispondere sempre alla sua richiesta di mangiare di notte, senza temere di viziarlo adeguandosi ai suoi ritmi, dormendo come lui a intervalli, sia di giorno sia di notte, porgendogli il seno o il biberon quando si sveglia spontaneamente. Del resto, nel corso della gravidanza e poi dell’allattamento, anche il sonno della mamma si modifica naturalmente e acquista caratteristiche simili a quello del neonato.

Vi sono bambini che fin dalla nascita, invece di dormire dodici-sedici ore al giorno, ne dormono otto-dieci. Malgrado questo, crescono bene con ritmi di sonno regolari e continui anche se più brevi.
Si tratta di un fatto costituzionale: semplicemente, hanno meno bisogno di dormire degli altri.
I bambini prematuri hanno un sonno molto più frammentato di quelli nati a termine e non seguono le stesse tappe dello sviluppo. I loro periodi di sonno agitato sono più lunghi, perché devono concludere il lavoro di crescita dei circuiti cerebrali che non hanno potuto compiere in grembo. Per capire la fase in cui si trovano bisogna considerare la loro vera età, sottraendo cioè le settimane di anticipo all’età cronologica. Se per esempio un bambino è nato a trenta settimane anziché a quaranta, a tre mesi (dodici settimane) per calcolare la sua età reale rispetto al sonno e al cibo è necessario sottrarre dieci settimane: la sua età reale sarà quindi di circa due settimane. Per questo i prematuri hanno bisogno di
mangiare più spesso degli altri e tendono a svegliarsi più frequentemente nel corso della notte.

Perché il sonno dei neonati è diverso

Conoscere quello che succede al bambino quando dorme può essere di grande aiuto per capire perché fa fatica ad addormentarsi, perché si sveglia o ha il sonno disturbato.
Nel bambino appena nato la quantità di sonno agitato (Rem) è del 50%; con la crescita questo diminuisce progressivamente fino a raggiungere, verso i 2 anni.la percentuale del 20-25%,che rimane stabile nel corso della vita.
Questo vuol dire che passa metà del suo tempo a sognare: muove gli occhi, succhia, sorride, agita le braccia e le gambe.
Non solo Se prima di arrivare alla fase del sonno agitato i bambini più grandi e gli adulti passano attraverso un periodo di sonno profondo che dura circa due ore, appena messo nella culla il lattante entra subito nella fase del sonno agitato ricco di sogni. Gli occhi sono mobili e attivi e il volto cambia espressione di continuo: riso, ira, pianto. A volte borbotta, singhiozza, sembra che pianga, apre gli occhi per brevi istanti, agita le braccia e ha dei sussulti che possono far pensare a delle convulsioni; ma non ce da preoccuparsi perché le convulsioni, a differenza di questi movimenti, si riconoscono facilmente: sono ritmiche, costanti e prolungate.
Nei momenti di passaggio dal sonno agitato al sonno profondo,che per il lattante sono almeno cinque, può piangere e rigirarsi nel letto. In realtà, nonostante le apparenze, dorme e le sue espressioni sono provocate dai sogni.
Se per calmarlo gli si parla o lo si prende in braccio, si rischia di disturbare il periodo di assestamento: invece di tranquillizzarlo, lo si sveglia definitivamente scombussolando i suoi ritmi, che difficilmente riescono a ristabilirsi.Il bambino rischia infatti di non riuscire più a passare dalla fase dei sogni al sonno profondo, dopo ogni fase Rem si risveglia (ogni ora o due) perché si è stabilito un riflesso sbagliato, per il quale a ogni sogno segue il risveglio.

Il lettone

Portare o meno il bambino nel lettone è un tema che provoca interminabili discussioni per il timore che si trasformi in un’abitudine. In realtà, durante le prime settimane, quando ancora fa la poppata notturna, il piccolo ha un particolare bisogno di sicurezza e di conforto: prendere sonno fra le braccia della mamma dopo la poppata nel suo stesso letto gli fa ritrovare le sensazioni della sua vita fetale e lo rassicura.
Quando inizia ad avere un ritmo di sonno più regolare e a svegliarsi meno spesso di notte, vale però la pena di valutare i risvolti di una decisione che può prolungarsi per anni.
Come succede per tutte le scelte educative, anche su questa questione non esiste un metodo valido per tutti. È necessario considerare infatti le convinzioni dei genitori, il tipo di lavoro che svolgono, gli aiuti su cui possono contare, l’età del bambino, il suo carattere e le sue condizioni di salute.
In ogni caso, va rispettato un principio: la scelta deve rispondere sia alle esigenze del bambino sia a quelle dei genitori. Succede spesso infatti di tenere il piccolo nel lettone senza una decisione meditata, a volte solo perché è più comodo che alzarsi nel cuore della notte. In tal caso si rischia di non accettare completamente la situazione, ma solo di tollerarla. Il bambino però sa captare i nostri sentimenti più nascosti.Con il passare del tempo.sentendosi tollerato piuttosto che accolto, tenderà a imporsi pretendendo di dormire nel lettone anche quando non ne avrebbe più l’esigenza.
È necessario allora interrogarsi per trasformare una scelta fatta per inerzia in una decisione consapevole: se il bambino non è accolto volentieri nel letto dei genitori,è molto meglio per tutti abituarlo a dormire nella sua culla.

Originally posted 2014-09-29 16:17:39.

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