Bambino da 12 a 36 mesi




Man mano che il bambino diventa più consapevole della realtà che lo circonda, deve anche fare i conti con la paura. Il mondo è una continua scoperta ed è noto che le novità e gli imprevisti appaiono minacciosi anche per un adulto: non se ne conosce l’origine né la ragione, manca il controllo della situazione, non si hanno punti di riferimento basati su esperienze precedenti che possano tranquillizzare.
Inoltre, poiché non è ancora in grado di distinguere tra fantasia e realtà, spesso ha paura di cose che esistono solo nella sua mente: i mostri sotto il letto, il buio, le invasioni dei marziani che ha visto sullo schermo dei videogiochi.
Scoppia a piangere al sentire il rumore dell’aspirapolvere, il fragore di un fulmine o è terrorizzato dal timore di ferirsi o di farsi male.
Anche se a noi possono apparire immotivate o basate solo su una fantasia, le paure del bambino sono reali e assolutamente tangibili e lo stato emotivo di apprensione è vero: inizia a sudare, i battiti del cuore aumentano, la pupilla dell’occhio si dilata. Si tratta quindi di insegnargli a distinguere tra pericoli
reali e immaginari senza negare o minimizzare l’emozione di autentica paura
che comunque prova. Ecco alcune delle paure più comuni tra 1 e 3 anni.

La paura dell’abbandono

Dopo i grandi progressi del primo anno, il bambino può sentire la nostalgia di quel rapporto esclusivo con la mamma che aveva caratterizzato i suoi primi mesi di vita. Questa crisi, detta di riawicinamento, può essere scatenata dall’inserimento al nido, dall’arrivo di un fratellino, dal ritorno al lavoro della mamma o da un viaggio del papà: teme di non essere più amato e di venire abbandonato, anche perché non ha ancora acquisito il concetto del tempo e per lui cinque minuti o un’ora sono sempre un’eternità. Ma è grazie a questi
primi distacchi, prendendo confidenza con persone e posti nuovi, allontanandosi per un momento dalla mano dei genitori, che impara a sostenere le incognite e i rischi legati all’esplorazione dell’ambiente e alla conquista dell’autonomia. Le sue paure non sono solo un freno, ma anche un segnale positivo di crescita: si rende conto dei pericoli che corre, in particolare la notte, quando non vuole lasciare il suo mondo e i suoi affetti. Poiché prova un enorme piacere nello scoprire il mondo attorno a sé, che gli appare divertente, coloratissimo e straordinariamente nuovo, non si stancherebbe mai di esplorarle. L’ansia da separazione si intensifica attorno all’anno per dileguarsi verso il secondo anno di vita, quando il bambino riesce ad acquisire quella che viene definita la rappresentazione mentale dell’oggetto: anche se un oggetto o una persona non è presente, è in grado di mantenerne il ricordo.

La paura di farsi male

La paura è anche un meccanismo che protegge dai pericoli. Può succedere che il bambino si spaventi per il vuoto, per lo sciacquone, per il getto della doccia, per le piccole ferite che si procura giocando. Queste ansie hanno un denominatore comune, che viene definito dagli esperti paura di annichilazione, il bambino sta acquisendo coscienza di sé e del suo corpo.

La paura degli eventi improvvisi

Il bambino si imbatte continuamente in situazioni ed esperienze nuove ed è quindi naturale che si intimorisca di fronte ai fenomeni che lo colgono di sorpresa e che non sa definire. Basta un rumore improvviso, una luce violenta, il ronzio di un elettrodomestico, un tuono, per suscitare reazioni terrorizzate. A partire dai 2 anni, è comune la paura di ragni e di altri insetti che appaiono all’improvviso o anche di rumori casalinghi come lo scrosciare dello
sciacquone o il sibilo dei caloriferi.

La paura del dottore

È molto frequente e può essere meglio compresa e spiegata se si pensa che una visita medica può comportare una separazione dai genitori e risvegliare il timore di essere abbandonato, soprattutto nel bambino piccolo, trasportato senza troppi complimenti dalle braccia dei genitori a quelle del dottore. In molti casi, il dottore è associato a un’esperienza di dolore fisico: è il caso degli esami medici invasivi, ma anche della più comune paura delle iniezioni.

La paura del buio

È quella universalmente più diffusa. L’oscurità può essere per il bambino una dimensione ignota e spaventosa: adulti e animali gli appaiono enormi e deformi, trasformandosi, nella sua mente, in mostri tanto invisibili quanto spaventosi che rappresentano una minaccia oscura. Se ha avuto degli incubi, li può collegare alla notte e al buio.

Come si affrontano

Ogni stadio dello sviluppo è accompagnato da paure, che sono naturali: hanno cicli ricorrenti ed è normale che possano riapparire o essere sostituite da nuove ansie. Non possiamo quindi evitarle del tutto.
Quello che bisogna riuscire a trasmettere al bambino è la certezza che consideriamo i suoi timori e le sue emozioni un fatto del tutto giustificabile,che può però essere superato. Solo così potrà acquistare maggiore sicurezza. Per quanto possa apparire paradossale, è proprio imparando ad accettare i suoi timori che imparerà ad aprirsi senza sentirsi scoperto e indifeso.
A volte il bambino si sente in colpa o si vergogna delle sue paure. Per questo, quando comincia a parlare, è importante fargli sapere che noi stessi così come gli altri adulti, sia maschi sia femmine, in alcuni momenti e in alcune situazioni, abbiamo paura. Al tempo stesso, possiamo fargli vedere che esistono dei modi per superarle. Parlando di noi stessi non solo dimostriamo di comprendere ciò che prova, ma ci presentiamo come un modello da imitare: se noi, che ai suoi occhi siamo così forti, abbiamo avuto le stesse paure, anche lui riuscirà ad affrontare le difficoltà.

Quando rivolgersi al medico

Chiamate il pediatra se:
Le paure si manifestano regolarmente per oltre un mese e se nel corso della giornata il bambino è particolarmente aggressivo e reagisce a qualsiasi osservazione con pianti e bronci.

Originally posted 2014-10-01 14:18:33.

PAURE

Man mano che il bambino diventa più consapevole della realtà che lo circonda, deve anche fare i conti con la paura. Il mondo è una continua scoperta ed è noto che le novità e gli imprevisti appaiono minacciosi anche per un adulto: non se ne conosce l’origine né la ragione, manca il controllo della situazione, non si hanno punti di riferimento basati su esperienze precedenti

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