Bambino da 12 a 36 mesi




L’ordine è uno degli argomenti sui quali da sempre si scontrano intere generazioni di genitori e figli. Per prevenire tensioni e conflitti, è importante iniziare fin dai primi anni a trasmettere al bambino alcune semplici abitudini.
La sera, prima di andare a letto, dedichiamo un momento speciale per mettere le cose al loro posto. Se questo rito assume la stessa importanza della pappa, del bagnetto e della passeggiata, il piccolo lo percepirà come una naturale consuetudine. Inizialmente saremo noi a fare ordine; poi,man mano, potremo chiedergli di passarci gli oggetti e di darci una mano.
A questo fine, anche se può apparire una buona soluzione, si sconsiglia l’uso di un grande cesto dei giochi in cui buttare dentro tutto quello che c’è in giro: serve soltanto a nascondere la confusione senza insegnare né la cura per le proprie cose, né l’ordine. Se invece i giocattoli sono sistemati in vari recipienti, come ceste e scatole, o riposti sugli scaffali, sono facili non solo da trovare, ma anche da riordinare.
Fino a dopo i 3 anni, nel mettere ordine, il bambino riesce soltanto a osservare e imitare: se può raccogliere i suoi giocattoli e aiutarci a metterli nei loro cestelli, non si può pretendere che li sistemi in quelli giusti.A questa età è sufficiente fare ordine una sola volta al giorno, senza interrompere il bambino durante il gioco per chiedergli di riporre un giocattolo prima di prenderne un altro: per lui questo significherebbe ricominciare ogni volta tutto daccapo e non ne capirebbe la ragione.

Come proporgli di mettere a posto

Per sviluppare autonomia e senso di responsabilità, il bambino ha bisogno di sentirsi bravo, di riuscire bene in quello che fa. In molti casi, invece, lo si espone a un sentimento di sconfìtta. Anziché lamentarsi in modo generico del suo comportamento senza fornirgli obiettivi precisi:”Quante volte ti devo dire di non lasciare in disordine la tua stanza”,dichiariamo esplicitamente le nostre aspettative:”Voglio che prima di andare a letto tu metta i giocattoli sullo scaffale”.
Il risultato non è garantitola esprimere le nostre richieste in modo preciso offre due vantaggi:
■ Si evita di dargli un’etichetta – pasticcione, pigro, disordinato – che lo induce ad agire di conseguenza, perché non riesce a vedere un’alternativa concreta al suo comportamento.
■ Spiegando precisamente che cosa vogliamo da lui, lo si pone di fronte a una sfida che gli facilita l’esecuzione del compito: mettere i giochi nello scatolone non rende necessariamente la stanza ordinata, ma è un primo passo.
In tal modo si sente responsabilizzato e incentivato a fare ciò che gli viene chiesto. Poiché ancora non è in grado di capire osservazioni generiche come “Metti in ordine”,possiamo trasformare questo rito serale in un gioco:”Le macchinine entrano nel garage, le navi arrivano nel porto, le bambole vanno a letto”.

Originally posted 2014-10-01 13:42:48.

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