Bambino da 3 a 6 mesi




A partire dai 3 mesi di vita il bambino cambia la qualità del suo sonno e si avvicina maggiormente quella dell’adulto: riduce il sonno attivo, instabile, leggero, con frequenti risvegli e movimenti, per aumentare via via le fasi di sonno profondo.
A 4 mesi circa il 90% dei bambini dorme almeno sei ore di continuo. Ma non c’è da preoccuparsi se un piccolo non rientra negli orari della maggioranza, perché i bisogni di sonno di ognuno variano moltissimo e dipendono spesso da fattori ereditari.
A poco a poco il bambino sincronizza i suoi ritmi interni con l’ambiente in cui vive: si stabilizza su quattro-cinque pasti al giorno, alterna fasi in cui è pieno di energia e ha voglia di giocare a momenti in cui ha bisogno di riposarsi, regola il suo orologio biologico programmando il risveglio quando ha terminato i suoi cicli di sonno.
Anche se fino ai 6 mesi può spesso succedere che pianga durante la notte, pian piano si avvicinerà sempre più a uno stadio del sonno simile a quello dell’adulto,che conserverà,con qualche eccezione, più o meno per tutta la vita.
Vi saranno sicuramente delle ricadute in occasione di malattie o situazioni nuove come l’eruzione dei denti, i primi passi, l’apprendimento del linguaggio, la lontananza di uno dei due genitori, un cambiamento della baby-sitter, un litigio in famiglia, un trasloco. Ma queste difficoltà potranno essere superate facilmente se fin dai primi mesi, nel corso della sua maturazione cerebrale, il bambino avrà imparato lo schema del sonno notturno regolare.

L’ora di andare a letto

Numerosi studi condotti nei laboratori del sonno indicano che per il bambino l’ora più propizia per addormentarsi è tra le 19 e le 21.30. Superato questo magico momento, avrà più difficoltà a prendere sonno perché l’organismo, per rimanere sveglio, mette in circolo un surplus di adrenalina, l’ormone necessario per affrontare le emergenze: il cuore accelera i suoi battiti, la pressione arteriosa sale e improvvisamente la sonnolenza scompare.

I riti della buona notte

Quando e stanco il bambino si addormenta ovunque e in qualunque momento, ma non sarà sempre così. Per questo si consiglia di instaurare al più presto, tra i 3 e i 6 mesi, un rito della buona notte.
Lo scopo e quello di trasformare il momento di andare a letto in un momento di rituali attesi e amati da grandi e piccoli, un’occasione per sentirsi particolarmente uniti.
II bambino deve avere l’impressione che tutto il mondo si prepari a dormire con lui: le luci della casa si fanno soffuse, si sistemano i giochi e i vestiti, si ascolta una musica lenta e a basso volume. Senza fretta,con un atteggiamenti) rilassatoci mette il pigiama,si fa un massaggio con un olio profumatoci fa il giro della casa e si comincia a dire ciao a tutte le cose che gli hanno tenuto compagnia durante la giornata e che sta per lasciare: il tappeto con i giochi, l’orsacchiotto, la nonna, il quadro colorato.il pesciolino nell’acquario.
Accompagniamolo alla finestra per salutare la luna o le stelle, le macchine che passano o le ombre sulla facciata del palazzo accantonile quali daremo un nome per popolare la sua mente di immagini fantasiose e confortanti che lo accompagneranno nel suo viaggio notturno: il cappello della fata, i baffi del gattona scarpa del gigante ecc.Anche se ancora non capisce esattamente quanto gli raccontiamo, recepisce il messaggio: si rallenta il ritmo delle attività, si salutano persone e cose, si entra nel mondo delle fantasie,si va a dormire accompagnati da ricordi rassicuranti.
Arrivati al lettino possiamo cantargli una ninna nanna, guardare delle figure, ascoltare la musica: ognuno di noi potrà trovare l’attività che più gli piace, tenendo presente un principio; la fase finale del rituale deve avvenire sempre nella camera da letto.
Se le attività più belle hanno sede in un’altra stanza e poi si mette il bambino a letto, la cameretta verrà vissuta come un luogo di reclusione, mentre il divertimento si svolge altrove. Ma se questa diventa il teatro dei momenti migliori, il bambino l’assocerà a ricordi felici e sarà più facile per lui addormentarsi senza problemi. Dopo averlo messo a ietto, possiamo restare qualche minuto per rassicurarlo e parlargli con dolcezza. Poi usciamo dalla stanza senza indugi, lasciando che si addormenti da solo. Qualche volta, dopo pochi minuti dal momento in cui si è coricato, potremo tornare da lui per un supplemento di coccole non richieste. Riceverà così la conferma che anche quando dorme non siamo scomparsi.
Riservando ogni sera una mezzora di attenzione esclusiva ai rituali della notte, ci accorgeremo che al momento di dormire il bambino non opporrà grandi resistenze. Al contrario,aspetterà con anticipazione l’inizio di questo tempo del tutto speciale dedicato solo a lui.

Il momento di addormentarsi 

Una delle abitudini più frequenti che portano ai risvegli e ai pianti notturni è quella di far addormentare il bambino in braccio prima di metterlo a letto e privarlo così della vicinanza dei genitori. Se dovesse svegliarsi di notte, infatti, si troverebbe un inspiegabile e inquietante mutamento di scena: la figura che lo ha accompagnato nel mondo del sonno è sparita.
Dopo le coccole è importante quindi metterlo nel suo lettino prima che sia completamente addormentato, e lasciare che si addormenti da solo senza di noi, in modo che possa rendersi conto di dove si trova. Quando si sveglierà durante la notte non si troverà spaesato, riconoscerà la sua stanza e gli sarà più facile riaddormentarsi ritrovando la compagnia delle ultime cose che avrà visto prima di chiudere gli occhi.
Dopo essersi soffermati un attimo vicino a lui per sussurrargli qualche parola rassicurante, usciamo dalla stanza senza indugi. E se piange al momento di andare a letto,la domanda da porsi non è:”Come lo facciamo dormire?”, ma “Che cosa possiamo fare perché si senta a suo agio, e al tempo stesso come possiamo sentirci sereni con lui?”
Se prima di cercare subito come farlo dormire sapremo chiederci perché piange, saremo sulla buona strada per evitare molti dei problemi legati al sonno.

I pasti notturni 

A partire dal quinto mese il bambino ha sufficienti riserve energetiche per dormire una notte intera senza latte. Quando si sveglia,è convinto però di avere fame perché non ha ancora imparato a distinguere il desiderio di mangiare dal reale bisogno di cibo.
Questa difficoltà a riconoscere i propri bisogni può persistere per molto tempo, se ogni volta che si sveglia è abituato a ricevere il seno o il biberon. Succede così che associ cibo e sonno e cerchi il latte per riprendere a dormire: non si sveglia perché ha fame, ma pretende di mangiare perché non è capace di riaddormentarsi. Se poi durante la notte assume una grande quantità di liquidi, si bagna molto: il disagio che ne deriva lo risveglia nuovamente e ancora pretenderà di bere o di mangiare prima di riprendere sonno.
Se si vogliono eliminare le poppate notturne, tra il quarto e il quinto mese è bene insegnargli a rinunciarvi prima che si manifesti l’ansia del distacco, che inizia dopo i 6 mesi.A partire da questa età, in particolare, il seno offerto la notte non ha lo scopo di soddisfare la sua fame, ma si trasforma spesso in un succhiotto, che ha sempre meno valore nutritivo ed è sempre più un mezzo di rassicurazione.
Se il bambino dorme nel lettone, non vi sono problemi purché nel proprio intimo ci si senta realmente disponibili a continuare con quest’abitudine finché lo vorrà.

DORMIRE NEL LETTONE

Partendo dal principio che il sonno condiviso aiuta il bambino a entrare in armonia con il suo orologio biologico interno, alcuni genitori decidono di dividere il proprio letto con il bambino. In tal caso si può far addormentare il bambino nella sua culla e poi metterlo nel lettone al primo risveglio, oppure portarlo subito nel letto matrimoniale: non solo durante la notte, ma anche per il sonnellino pomeridiano.
Questo approccio può essere seguito solo se si è profondamente convinti che dividere il letto con i figli sia un’esperienza unica, se ci si addormenta molto in fretta, se si dorme bene anche in uno spazio ridotto e, soprattutto, se si hanno altre possibilità per vivere l’intimità della coppia.
Perché tutta la famiglia possa trarre beneficio da questa decisione, è necessario che entrambi i genitori abbiano il sonno facile e che siano disponibili ad aspettare 2-3 anni prima che il bambino decida da solo di voler dormire per conto suo: è questa infatti l’età in cui generalmente il piccolo abituato a dormire nel lettone è disposto a lasciarlo senza drammi.
Vale quindi la pena di valutare se è questo ciò che si vuole: basta che uno dei genitori desideri salvaguardare la propria intimità perché sorgano malumori che possono influire su tutta l’atmosfera famigliare.

Se piange durante la notte

Poiché il sonno dei lattanti è molto più agitato di quelli degli adulti, durante la notte, nel momento del passaggio dal sonno Rem al sonno profondo, il bambino può parlottare, piangere, rigirarsi nel letto pur continuando a dormire.
Ecco perché si consiglia, quando piange di notte, di non accorrere subito ai suoi richiami, ma di aspettare almeno un minuto prima di intervenire, per non svegliarlo del tutto e creare un circolo vizioso nel quale, con l’intento di calmare il bambino, in realtà gli si impedisce di dormire, aggravando così i suoi disturbi del sonno.
Anche se ascoltare il suo pianto è difficile, è importante considerare che un minuto è il tempo minimo necessario perché si renda conto che ha bisogno di noi. Del resto, il disagio che gli può derivare da un’interruzione del sonno è sicuramente maggiore di quello che prova se lo si lascia piangere per poco tempo,prima di rispondere.
Se, orologio alla mano, dopo un minuto, che a noi sembrerà interminabile, non si calma, non prendiamolo in braccio, non offriamogli il seno o il biberon, non facciamolo giocare. Piuttosto stiamogli vicino, accarezziamolo, facciamogli sentire il nostro amore, culliamolo, rassicuriamolo parlandogli a bassa voce e mettendogli la mano sulla schiena.
In tal modo il suo pianto non lascerà alcun segno, perché il bambino non è mai abbandonato a se stesso, ma riceve continuamente conforto: una cosa ben diversa dal lasciarlo piangere finché non smette, estenuato, senza ricevere risposta.

Originally posted 2014-09-30 11:14:42.

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