Il bambino “competente”

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Se gli accarezziamo il palmo della mano con il nostro pollice, il neonato lo afferrerà subito serrando il pugnetto e, nello stesso tempo, tenderà a socchiudere le labbra portando l’altra mano alla bocca. È un riflesso istintivo, detto riflesso di Babkin, che fa parte di un patrimonio innato di gesti che compie fin dai primi giorni di vita.
Oltre quarantanni di ricerche con strumenti di indagine sofisticati hanno permesso di delineare un ritratto nuovo delle capacità che il bambino possiede fin dalla nascita. Microfoni-pulce inseriti nelle tettarelle di biberon hanno svelato che il neonato sa già fare delle scelte. Per esempio, rallenta il ritmo della poppata quando sente una voce famigliare: sceglie cioè tra l’impulso di placare la fame e il bisogno di comunicare.
Jacques Mehler, responsabile del Centro nazionale della ricerca scientifica di Parigi, ha dimostrato che se il neonato ascolta un dialogo nella lingua della mamma reagisce con un aumento della capacità di succhiare; è in grado di fissare lo sguardo su un oggetto, seguendone i movimenti e fermando l’attenzione sui contorni;sa discriminare tra odori diversi,in particolare tra quello del latte materno e quello di un altro latte. Sono queste le competenze di cui parlano gli esperti: la capacità di comunicare, di esprimersi e di conoscere, che comprende un esteso bagaglio di riflessi, cioè di risposte automatiche istintive che si verificano in seguito a una precisa stimolazione. I riflessi neonatali si sviluppano gradualmente durante la gravidanza, appaiono nella loro pienezza dopo il settimo mese di gravidanza e nei primi mesi successivi al parto, per poi scomparire intorno al sesto mese di vita. Resteranno solo il riflesso di respirazione e di suzione, che dureranno tutta la vita. Gli altri saranno sostituiti da azioni volontarie che permetteranno al bambino, mano a mano che cresce il suo sistema nervoso, di acquisire autonomia sviluppando nuove abilità.
Ecco alcuni tra i più importanti riflessi neonatali:

Il riflesso di respirazione

Attraverso i primi vagiti l’aria entra nei polmoni e li fa espandere, dando avvio alla respirazione autonoma. È questa la prima azione che il neonato deve compiere al momento della nascita innestando così la circolazione cuore-polmoni:
la frequenza cardiaca può arrivare a 180 battiti al minuto.

Il riflesso di suzione

È uno dei riflessi più primitivi: già in gravidanza può capitare, nel corso di un controllo ecografico,di sorprendere il bambino intento a succhiarsi il pollice.
L’attività del succhiare è fondamentale per la sopravvivenza. A studiarne i meccanismi è stato, agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, Seymour Bruner, celebre psico-fisiologo americano, che ne ha messo in luce le diverse funzioni, anche per lo sviluppo emotivo e intellettivo del bambino.
La prima funzione, indispensabile,ha lo scopo di nutrirlo. La seconda si potrebbe definire terapeutica: calma, diminuisce l’intensità del dolore fisico, concilia il sonno, fa sentire il bambino sicuro e protetto e lo aiuta a scaricare la tensione, proprio come può esserlo per un adulto masticare una gomma americana o fumare una sigaretta. Infine, è attraverso la bocca che il neonato legge il mondo. Mettendosi un oggetto in bocca, ne esplora la forma, ne valuta la consistenza, ne percepisce la superficie: levigata, liscia, scabrosa, ruvida, grezza. Nei primi giorni di vita II bambino succhia a occhi chiusi, come se volesse oscurare tutto il mondo per godere senza distrazioni di questo piacere. Quando un rumore improvviso lo spaventa, il ritmo della suzione aumenta di velocità, mentre si fa più pacato al suono della voce materna.
Tra la nona e la tredicesima settimana II piccolo diventa più curioso, amplia i suoi interessi e smette di succhiare se il suo sguardo è catturato da un’immagine che lo attrae in modo particolare.
Alla fine del terzo mese II bambino arriva a un compromesso particolarmente appagante: impara a guardare e a succhiare simultaneamente, senza distrarsi.
Attorno ai 6 mesi La suzione cessa di essere un atto riflesso e diventa un comportamento volontario: il bambino sceglie se succhiare o no.

Il riflesso di prensione

Basta che le mani del bambino siano sfiorate perché subito afferrino il dito o l’oggetto che le ha stimolate. Grazie a questo riflesso, nelle prime ore di vita il neonato riesce a sostenere il peso del proprio corpo reggendosi a un appiglio con la sola forza delle mani. Tale capacità dura solo per breve tempo, anche se resta vivo l’istinto di aggrapparsi. Si ritiene che sia un retaggio di epoche remote, quando per ottenere calore e protezione il piccolo doveva assolutamente tenersi aggrappato alla madre.

Il riflesso di Moro

Quando il bambino riceve uno stimolo improvviso o si sente cadere assume una posizione tipica: spalanca le braccia per poi richiuderle rapidamente, come a voler trovatore un appiglio,e flette il capo all’indietro. Il riflesso di Moro – così chiamato dal nome del primo medico, Ernest Moro, che a partire dal 1918 ha studiato il fenomeno – tende a scomparire dopo il secondo-terzo mese di vita, quando si sviluppa il controllo del sistema nervoso centrale.

Il riflesso di marcia automatica

Se lo si sostiene sotto le ascelle, il bambino appena nato muove le gambe proprio come se cercasse di camminare: sono movimenti che ricordano lo sgambettare che faceva già nel grembo materno, nel tentativo di farsi spazio o di cambiare posizione. Questa risposta riflessa verrà dimenticata prima che impari a muovere i primi passi.

Il riflesso del collo teso

Quando sta sdraiato a pancia in su, il bambino tende a volgere il capo allungando un braccio e una gamba verso il lato preferito, flettendo gli altri arti. È un movimento istintivo chiamato anche posizione di scherma, che tende a sparire intorno al quinto mese di vita.

Che cosa vede

Fin dalie prime ore di vita Addirittura già in sala parto.il bambino sofferma più volentieri lo sguardo sui volti umani. Una ricerca condotta nei reparti di neonatologia di Padova e di Abano ha provato che i neonati soffermano lo sguardo di fronte a degli ovali bianchi su cui sono disegnati due occhi e una bocca.Quando invece le stesse forme sono mostrate capovolte.con la bocca in alto e gli occhi in basso, non suscitano alcun interesse.
Il primo mese 11 bambino non sa ancora focalizzare un oggetto a distanza, né riesce a vedere con entrambi gli occhi: ogni occhio, cioè, mette a fuoco gli oggetti in modo autonomo. Ecco perché, man mano che si avvicina una figura, gli occhi convergono all’interno. Si tratta di un fenomeno del tutto naturale, detto strabismo del neonato, tende a scomparire dopo qualche settimana, quando il bambino sviluppa la prima visione binoculare e si rafforzano i muscoli che coordinano l’orientamento degli occhi. All’età di 6-7 mesi il bambino dovrebbe però essere in grado di tenere entrambi gli occhi dritti e paralleli: se ciò ancora non si verifica, potrebbe trattarsi di strabismo.
A 2-3 mesi 11 campo visivo si estende a 30-40 centimetri, anche perché la testa ha acquisito maggiore mobilità. Il bambino è attratto dai colori forti come il rosso, il blu e il verde e dalle luci intense. La coordinazione dei movimenti di entrambi gli occhi diventa sempre più stabile, permettendogli così di fissare a lungo i volti. In questo stesso periodo il bambino sviluppa anche la capacità di coordinare i movimenti degli occhi con quelli delle mani.
La crescita della capacità visiva stimola a sua volta lo sviluppo delle relazioni sociali: il bambino segue gli spostamenti degli adulti in uno spazio più ampio e richiama la loro attenzione con vocalizzi sempre più articolati.
Sguardo, movimenti del tronco e balbettii si organizzano in modo sempre più funzionale alle esigenze comunicative. Il bambino ora è in grado di seguire attentamente con gli occhi un oggetto che si muove nello spazio: ne segue la traiettoria e, quando esce dal suo campo di visione, volge la testa nella sua direzione. Un’impresa, questa, particolarmente notevole perché esige il coordinamento di varie abilità: concentrazione, sviluppo della vista
e dei movimenti autonomi della testa.

Che cosa sente

Fin dai primi giorni il bambino avverte i suoni intensi e improvvisi e vi reagisce allargando le braccia, sbattendo le palpebre per un attimo o modificando il ritmo della suzione.
Sentendo il rombo di un camion ( 100 dB) muove braccia e gambe; al suono della voce umana (50 dB) si limita a modificare il battito cardiaco. Quando la voce è famigliare il suo cuore rallenta, come se fosse rassicurato, mentre se si tratta della voce di uno sconosciuto aumenta le pulsa/ioni. Più un suono è ricorrente,calmo e famigliare,più lo tranquillizza. Ecco perché la stessa musica,canzone o ninna nanna riproposte di continuo hanno su di lui un’azione calmante.
A tre giorni Reagisce alla voce della madre,a diciotto giorni fa dei versetti e gira la testa verso l’origine dei suoni,e dopo la terza settimana ha già composto un suo piccolo vocabolario di versetti.
Nel corso del primo mese È in grado di dirigere lo sguardo verso l’origine dei suoni,si acquieta se il tono della voce materna è dolce e si agita invece se è aspra o ha un volume troppo elevato. A 3 mesi Gira la testa e gli occhi in direzione di un suono.

Come si muove

Alla nascita II bambino non sa controllare il suo corpo e si limita ad agitare le braccia e le gambe in modo scoordinato.
Nelle prime settimane di vita Se sdraiato sul dorso, tiene la testa ruotata su un lato, braccia e gambe flesse, raccolte sul tronco, in una posizione molto simile a quella che aveva nel grembo materno. Se lo solleviamo in posizione seduta, tirandolo per le braccia, la testa pende all’indietro.
A un mese Se lo mettiamo a pancia in giù riesce per qualche istante a sollevare il collo. Quando è messo a sedere, la testa ciondola e tende a cadere in avanti o all’indietro.
A 2 mesi La muscolatura del collo e della schiena si rafforza, permettendo al bambino di iniziare a controllare i movimenti della testa e del tronco: è questa la premessa per il raggiungimento delle tappe successive dello sviluppo. I movimenti del capo, infatti, consentono al piccolo di seguire con lo sguardo oggetti in movimento e di voltarsi in direzione delle fonti sonore.
A 3 mesi II bambino riesce a tenere la testa ben eretta per alcuni minuti di seguito, sia quando è a pancia in giù sia quando è tenuto in braccio. Nelle settimane successive, se lo si afferra per le mani per sollevarlo dalla posizione sdraiata, spinge leggermente in avanti le spalle come se volesse tirarsi su da solo.

Come ‘parla”

Nel primo mese di vita II bambino emette dei suoni che riflettono il suo stato di benessere o di malessere. I suoi balbettii sono importanti, perché gli permettono di imparare la sequenza dei movimenti necessari a formare più tardi parole dotate di significato.
A 2 mesi Pronuncia le prime vocali, che a 3 mesi si tramutano in vocalizzi sempre più modulati e prolungati.

Quando inizia a sorridere

I neonatologi assicurano che il bambino comincia a sorridere fin da quando è ancora nella pancia della mamma, ma e solo un esercizio che serve per consolidare gli schemi motori che gli permetteranno poi di sorridere volontariamente. Questi primi sorrisi esercitano il muscolo dei riso, presente solo nell’uomo e assente negli animali: è detto anche muscolo di Santorini.dal nome dell’anatomista veneziano che lo ha scoperto.
Nell’evoluzione del sorriso li studiosi distinguono quattro tasi:
Nel primo mese di vita I sorrisi del bambino sono di riflesso: affiorano senza un motivo preciso. Fuggevoli e incerti, appaiono a intervalli e a stento li si riconosce. Sono quasi sempre una reazione al suono acuto della voce materna o al solletico, ma si manifestano anche quando il piccolo ha lo stomaco pieno.
Verso la quarta settimana II sorriso diventa un vero e proprio saluto, dura più a lungo, è più aperto. Anche i bambini ciechi, che non hanno mai visto nessuno sorridere, dopo il primo mese cominciano a dispensare sorrisi. È questa una prova che non si tratta di un comportamento imitativo, ma di un’espressione innata: il bambino può sorridere anche a una sagoma di cartone su cui siano stati disegnati degli occhi. Se accogliamo questi primi sorrisi con un’esplosione di entusiasmo, parole e carezze, contribuiamo in modo determinante allo sviluppo intellettivo del bambino, perché lo aiuteremo a rendersi conto che quella figura davanti ai suoi occhi è qualcosa di diverso da lui e che sorridendo ottiene dei risultati: a poco a poco il sorriso da automatico diventerà sociale. Un’evoluzione che la semplice sagoma di cartone non riuscirebbe mai a provocare. Durante la quinta – sesta settimana 11 bambino comincia a sorridere a stimoli esterni, quali la voce dei genitori, un suono o un movimento, un alito di vento e il volto di chi gli si avvicina. Il sorriso che rivolge alla mamma è comunque particolare, diverso da quello che riserva agli estranei: è più ampio, coinvolge un numero più ampio di muscoli facciali e attiva l’area destra del cervello, deputata al riconoscimento dei volti. Quando invece sorride a una persona estranea i muscoli interessati sono meno numerosi ed è la parte sinistra del cervello a lavorare. Avendo di fronte il viso della mamma fin dal momento della nascita, ben presto impara a distinguerlo dagli altri oggetti e a percepirne i cambiamenti di espres-
sione ed è così che impara a leggere i sentimenti e a comprendere il mondo che lo circonda.
Per questo, più saremo espressivi e manifesteremo i nostri sentimenti con passione, più facile sarà per lui collegare le nostre reazioni con le sue esperienze.

Pian piano impareremo anche noi a prevedere i suoi sorrisi e a sollecitarli con un buffetto sulla guancia, un versetto,una coccola particolare. La comunicazione con il bambino diventa così una specie di danza del corpo, in cui ciascuno invia un segnale e l’altro, con la mimica e con i gesti, mostra di averlo raccolto.
È uno scambio importantissimo che dà al piccolo la sensazione di poter influire sugli adulti, aiutandolo così a costruire la fiducia in se stesso.
A otto settimane II bambino fa il suo primo sorriso consapevole, detto appunto sociale perché rappresenta la risposta a uno stimolo. Apre la bocca in segno di gioia. Non per un riflesso, come poteva accadere nei primi 2 mesi, ma perché qualcosa attorno a lui lo fa stare bene.

DA RICORDARE

Quando ci rivolgiamo a un neonato, siamo portati ad avvicinare la nostra faccia alla sua, alziamo il tono della voce e accentuiamo la mimica facciale. Sono comportamenti istintivi che tengono conto del suo sviluppo ancora incompleto. Il bambino riesce infatti a mettere a fuoco un’immagine solo se posta a una distanza di 20-30 centimetri, percepisce soprattutto i toni alti e preferisce un comunicatore passionale ed emotivo.

Originally posted 2014-09-29 09:25:27.

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