L’alimentazione

Creato da admin
Lalimentazione - L'alimentazione

Fino al quinto-sesto mese il latte costituisce l’elemento essenziale dell alimentazione del bambino. Solo in seguito si inizierà a diversificare la sua dieta.

Lo svezzamento

Per i pellerossa svezzare un bambino, cioè introdurre nella sua alimentazione cibi diversi dal latte, significa fargli dimenticare la mamma. In modo più sbrigativo e meno poetico i francesi esprimono lo stesso concetto con il verbo sevrer,che significa recidere,mentre gli inglesi dicono io wean: abituare alla novità; i cinesi più semplicemente duan nai: togliere il latte.
In Italia la parola svezzare ha invece una connotazione educativa perché significa letteralmente “perdere un vizio”: per molti anni si è pensato infatti che, prima si svezza il bambino, prima lo si abitua a essere indipendente e lo si avvia a uno sviluppo rapido e armonioso.
La realtà è diversa. Oggi l’opinione unanime dei pediatri è che lo svezzamento non vada mai iniziato prima del quinto-sesto mese.
Nel mondo della natura tutti i cuccioli dei mammiferi sono nutriti dal latte della madre finché hanno raddoppiato il loro peso. E se vitellini, agnelli, cani e gatti raggiungono questa tappa molto in fretta e diventano autonomi in poche settimane, il bambino ha invece uno sviluppo più lento: prima che raddoppi il suo peso trascorrono, salvo eccezioni, da 4 a 5 mesi. Fino a questa età l’apparato digerente non è ancora in grado di assorbire e digerire né cereali,
né proteine della carne, né grassi, che sarebbero tutti eliminati in gran parte con le feci senza vantaggio per la crescita, affaticando però l’intestino. Anche i reni sono immaturi e non riescono a eliminare il sale contenuto naturalmente nei cibi solidi.

Quando iniziare

Fino ai 3 mesi di vita il bambino ha poca saliva, la sua lingua non sa ancora spingere indietro il cibo e manca il riflesso della deglutizione. Può prendere quindi solo cibi liquidi, che passano direttamente nello stomaco senza richiedere sforzi. I cibi solidi, anche se sono morbidi come le farine e gli omogeneizzati, passano in modo più lento e hanno bisogno di essere deglutiti. Se gli mettiamo in bocca qualcosa di solido senza che abbia imparato a ingoiare, può provare una sensazione di soffocamento e avvertire il cibo come qualcosa di spiacevole.

Per questo fino ai 5-6 mesi la sua alimentazione deve essere a base di latte, senza temere carenze nutritive o di sostanze come il ferro,poiché il ferro contenuto nel latte viene assorbito molto più velocemente rispetto a quello che si trova nella carne o nelle verdure.
Vi è poi un altro motivo importante per non introdurre precocemente nuovi cibi nella dieta del bambino, ed è il rischio di allergie nei piccoli che vi sono predisposti. I sistemi di autodifesa contro le reazioni allergiche iniziano a funzionare verso i 7-8 mesi: quanto più un alimento è allergizzante, come pesce, pomodoro, uova e agrumi, tanto più tardi deve comparire nella pappa.

Introducendolo prima che l’organismo sia in grado di assimilarlo, si crea una sensibilizzazione che può dar luogo a reazioni allergiche.
Per tutti questi motivi lo svezzamento deve essere un processo lento e graduale, che durerà almeno fino al compimento del primo anno di vita e per alcuni alimenti si prolungherà perfino nel terzo anno, quando il sistema digerente del bambino sarà completamente sviluppato.

Gusti e disgusti

Tra il quinto e il sesto mese ogni bambino deve abbandonare la monodieta, il latte materno o la formula del biberon, per inoltrarsi nel mondo di nuovi sapori e odori. È a un bivio: deve decidere se farsi tentare dalle novità o ripiegare sul terreno sicuro fino allora conosciuto.
Non essendo legato a un unico alimento, gode di una maggiore libertà, autonomia e adattabilità.
Ecco perché si consiglia di non presentare più di un nuovo alimento alla volta;
si rischierebbe di confonderlo e di ricevere un netto rifiuto per qualsiasi tipo
di cibo.
Non c’è quindi da meravigliarsi se ai primi assaggi si riceve un rifiuto. E una diffidenza atavica, che sarà superata con il tempo. Il disgusto vero, insanabile, nascerà dopo,dall’idea che ci si fa di ciascun cibo.
In un esperimento condotto dalla pediatra americana Clara Davis, un gruppo di bambini, di età compresa tra i 6 e gli 11 mesi, furono lasciati liberi di scegliere da soli i cibi. Pur privilegiando ora un certo cibo ora un altro, nel medio periodo riuscirono a comporre una dieta che, dal punto di vista nutrizionale, era ben equilibrata.

Come abituare il bambino al cucchiaino

Il latte,e in generale gli alimenti liquidi, sono per il bambino il prolungamento del corpo materno, una cosa buona che mette dentro di sé e che gli procura piacere. Le cose cambiano con i primi cibi solidi, che non possono essere succhiati: si crea così una separazione tra il piacere di ingerire il cibo e il piaceredelia suzione.
È per questo che molti bambini di fronte al cibo offerto con il cucchiaino stril-
lano o chiudono la bocca.
L’importante è non insistere: il cucchiaino,come del resto tutto ciò che riguarda lo svezzamento, va proposto in modo graduale. Svezzare non vuol dire soltanto offrire al bambino cibi diversi dal latte, ma anche abituarlo a un nuovo modo di mangiare. Mettere la minestrina nel biberon è comodo e fa risparmiare tempo, ma non aiuta il bambino a imparare l’uso del cucchiaino.
Circa un mese prima di iniziare lo svezzamento si consiglia di inserire tra i giocattoli un cucchiaino di plastica,per far sì che possa riconoscerlo.

Le pappe

Lo svezzamento si può iniziare solo se il bambino sta bene, non prima del compimento del quarto mese e non più tardi del compimento del sesto mese di vita. Se è allattato al seno, è pronto per la prima pappa attorno al quintosesto mese. Se è allattato artificialmente, si può iniziare già dal quarto mese compiuto.
Le poppate o i biberon vanno gradatamente sostituiti con le pappe. Durante il primo mese di svezzamento basta dare una pappa al giorno, che in genere sostituisce il pasto di mezzogiorno, mantenendo gli altri pasti a base di latte.
Dopo circa un mese dall’inizio dello svezzamento le pappe quotidiane diventano due. La giornata alimentare comprende perciò due pasti di latte, materno o di proseguimento, e due pappe. È fondamentale introdurre un alimento per volta, in piccole quantità da aumentare gradatamente, aspettando sette giorni prima di inserirne uno nuovo, in modo da poter individuare facilmente eventuali reazioni allergiche.

Nelle prime fasi dello svezzamento le pappe devono essere molto fluide.
All’inizio si può proporre qualche cucchiaino di passato, fine e molto diluito, di carote e patate bollite o cotte al vapore, condito con un cucchiaino di olio extravergine di oliva e uno di Parmigiano Reggiano. In seguito, il passato può aumentare di consistenza e si può arricchire con lattuga, fagiolini e altre verdure, sino ad arrivare a comporre un passato nel giro di quattro-cinque settimane. Se il bambino rifiuta un alimento non bisogna insistere, ma riprovare dopo qualche giorno. Possiamo assaggiare la pappa prima di offrirgliela per controllarne la temperatura, ma senza farsi impressionare se il sapore non è gradevole per i nostri gusti. Man mano che proverà nuovi sapori, imparerà anche a distinguerli e a definire le sue preferenze.

DA RICORDARE

L’introduzione troppo precoce del latte vaccino può creare, oltre a manifestazioni allergiche, impercettibili ma significative perdite di sangue dall’intestino. Il latte vaccino è inoltre carente di ferro, un minerale indispensabile, contenuto invece nel latte materno e in quello artificiale. È per questi motivi che si raccomanda di continuare a offrire al bambino il latte di proseguimento, e non quello vaccino, fino ai 12 mesi. Prima di questa età, si può
proporre il latte vaccino, come fanno molti naturopati, soltanto diluendolo con particolari farine di cereali misti, che ne aumentano la digeribilità e ne correggono le carenze.

Le quantità

Nei secoli scorsi, caratterizzati da continui periodi di carestia, essere grassi era una garanzia di sopravvivenza. Se è vero che una carenza alimentare può bloccare la crescita, oggi nei paesi industrializzati il problema riguarda la qualità e non la quantità dell’alimentazione. Ma, nonostante le minacce alla salute provengano piuttosto dal sovrappeso e dall’obesità,l’antica convinzione,per quanto assurda, sussiste.
Se il suo peso e la sua altezza si collocano entro i margini delle tabelle di crescita, se è vivace e attivo,non c’è motivo di preoccuparsi anche quando salta un pasto o non finisce tutto quello che ha nel piatto.
Spingerlo a mangiare più di quanto ne senta il bisogno rischia anzi di provocare alterazioni nel suo delicato sistema di regolazione dell’appetito.che può essere all’origine di gravi disordini alimentari in età adulta.

I primi alimenti

Brodi e tisane

La base per le pappe tra i 5 mesi e l’anno di vita è il brodo di verdure, preparato con acqua oligominerale non gassata. L’alimentazione deve essere ancora prevalentemente liquida perché il bambino ha pochi denti e non può masticarci liquidi trasportano le sostanze nutritive attraverso stomaco e intestino, favorendo l’assimilazione degli alimenti.
Il primo brodo può essere preparato con 1 carota, 1 patata, mezza zucchina e mezza foglia di lattuga: si tagliano grossolanamente e si mettono in una casseruola con 5 decilitri d’acqua. Si porta a ebollizione e si lascia cuocere per circa 45-50 minuti, fino a ridurre il liquido di oltre la metà. Se si usa la pentola a pressione bastano 2 decilitri di acqua e 20 minuti di cottura.
Al bambino si possono offrire anche delle tisane di camomilla, finocchio, anice stellato e tiglio.

Cereali

I cereali (riso, orzo, frumento, segale, avena, mais) sono ricchi di amido, uno zucchero complesso che viene digerito lentamente: forniscono quindi all’organismo una riserva di energie che dura a lungo e permette al bambino di affrontare intervalli sempre maggiori tra i pasti.
II primo cereale a comparire nell’alimentazione è il riso, che si dà sotto forma di farina verso il quinto mese. Dopo qualche settimana si possono inserire il mais e la tapioca, che hanno caratteristiche nutrizionali simili a quelle dei cereali.
Questi prodotti, a differenza del frumento, della segale, dell’orzo e dell’avena, non contengono glutine, una proteina tossica per i bambini celiaci: quando mangiano alimenti con glutine, sviluppano una sindrome di malassorbimento. Non essendo ancora stato individuato un metodo per scoprire la celiachia prima che si manifesti, oggi i pediatri consigliano di provare alimenti contenenti il glutine solo verso i 6 mesi: prima di questa età non è consigliabile, perché l’eventuale malattia si svilupperebbe troppo presto; dopo, i sintomi potrebbero essere cosi lievi da non renderla riconoscibile.

Formaggi

II primo formaggio da sciogliere nelle pappe è il Parmigiano Reggiano: è particolarmente adatto per lo svezzamento grazie alla lunga stagionatura, che permette alle proteine di essere pre-digerite dai batteri presenti nel latte, e alla lavorazione accurata: secondo il disciplinare di produzione il Parmigiano Reggiano per ottenere il marchio deve essere privo di qualsiasi conservante, compresa la formaldeide, contenuta invece in altri tipi di formaggio grana.
Dopo i 6 mesi si può cominciare a introdurre i formaggi freschi. I formaggi fusi,o formaggini, sono assolutamente sconsigliati: oltre a essere a base di prodotti riciclati,spesso contengono polifosfati,che limitano l’assorbimento di calcio nell’intestino.

Rutta

Dopo la seconda poppata si può iniziare con uno o due cucchiaini di mela o pera grattugiata, senza buccia, che può essere irritante, per poi aumentare gradualmente le quantità.
È bene che la frutta sia matura, di coltivazione biologica, possibilmente di stagione, per evitare di dare al bambino prodotti che sono stati raccolti immaturi e hanno soggiornato a lungo nei magazzini.

Grassi

Il primo olio da utilizzare per l’alimentazione del bambino è l’extravergine di oliva,da offrire crudo dall’inizio dello svezzamento fino al primo compleanno.
Sono sufficienti due cucchiaini da distribuire nei due pasti.
A differenza degli oli di semi, sottoposti per legge a complicati procedimenti chimici che li privano del loro contenuto di vitamine, l’olio extravergine di oliva è ottenuto per semplice spremitura delle olive a freddo, che mantiene così inalterato il patrimonio vitaminico ed è il più digeribile;in particolare gli oli che indicano in etichetta una bassa acidità (pari o inferiore a 0,5) sono i migliori.

Omogeneizzati di frutta e verdura

Gli omogeneizzati sono alimenti sicuri, che spesso contengono meno pesticidi del prodotto fresco: per garantire gli standard di qualità le aziende devono eseguire controlli continui, che in alcuni casi iniziano direttamente sui campi da cui ricavano le materie prime.
Per ovviare all’assenza di conservanti, i prodotti sono sterilizzati con il calore e confezionati in vasetti di vetro a tenuta stagna; va tenuto presente che con il calore alcune vitamine non resistenti alle alte temperature vengono distrutte.
Superata la primissima fase dello svezzamento è importante alternare gli omogeneizzati con i cibi freschi. Un’alimentazione prevalentemente a base di omogeneizzati ha infatti due inconvenienti: il loro sapore neutro rende più difficile il passaggio al gusto deciso dei cibi freschi e, secondo studi recenti, la loro consistenza cremosa potrebbe indurre il bambino a preferire più avanti alimenti cremosi e ricchi di grassi.
Una volta aperti, i vasetti di omogeneizzati vanno conservati solo in frigorifero e per non più di 24 ore.

Verdure e ortaggi

Si inizia con patate, carote e lattuga, che sono meno allergenici e hanno un sapore dolce più simile a quello del latte.A queste, seguiranno gradualmente gli ortaggi più aromatici. A svezzamento avviato si possono proporre zucchine, finocchi, spinaci, porri, cipolle e via via verdure dal gusto più deciso: si consiglia di scegliere solo fra i prodotti di stagione perché, rispetto a quelli coltivati in serra, contengono meno nitrati e sono rimasti meno tempo nelle celle frigorifere.All’inizio è opportuno evitare spinaci ed erbette, perché ricche di nitrati, che nell’organismo si possono trasformare in nitriti, sostanze particolarmente nocive nei primi mesi di vita perché possono ostacolare l’ossigenazione del sangue.

Dopo 1 acquisto, è bene mettere le verdure in sacchetti di carta, liberandole dai loro involucri di plastica, che non permettono la circolazione dell’aria: l’ambiente anaerobico,privo di aria,favorisce la crescita di alcuni batteri e trasforma i nitrati naturalmente presenti negli ortaggi in nitriti.
Le pappe di verdura vanno conservate in frigorifero, ben chiuse, per non più di 24 ore. Quelle di sola frutta si conservano invece per un massimo di 48 ore. È però possibile preparare la pappa in quantità e suddividerla poi in porzioni singole da congelare immediatamente dopo la cottura.

Reazioni allergiche e intolleranze

Qualsiasi alimento, compresa la frutta, può causare un’allergia o un’intolleranza. Il bambino può avere vomito, diarrea o sviluppare macchie, eczemi e rigonfiamenti sulla pelle. Nei casi più seri si ha la formazione di muco, tosse, respiro affannoso.
È questo il motivo per cui è bene introdurre sempre un solo alimento alla volta, in piccole quantità, senza proporne altri per una settimana. Se non si verificano reazioni, si può continuare con altri cibi.
Dopo aver assaggiato un alimento, il bimbo, a volte, ha conati di vomito o presenta chiazze rosse sul viso. Il vomito può essere dovuto al fatto che è stato forzato a mangiare qualcosa che non gradisce, mentre gli arrossamenti possono invece dipendere dall’azione irritante della saliva o del cibo che viene a contatto con la pelle. Non sono quindi sintomi che devono suscitare apprensione.
Maggiore attenzione va invece data alle manifestazioni allergiche, che si riconoscono per la presenza di vomito, diarrea immediata, reazioni cutanee tipo orticaria su varie parti del corpo: la pelle appare leggermente sollevata, punteggiata di chiazze rosa pallido, che provocano prurito.
Di particolare importanza è l’intolleranza al glutine, una proteina contenuta nel frumento. Viene chiamata celiachia ed è dovuta a un’alterata risposta immunitaria. La celiachia è una malattia rara che consiste nel danneggiamento della mucosa dell’intestino tenue da parte del glutine, una sostanza proteica presente nel grano e in altri cereali, ma non nel riso e nel mais. Di conseguenza, l’intestino diventa incapace di assorbire normalmente qualsiasi cibo. La celiachia si riconosce dal fatto che il bambino, alcune settimane dopo aver cominciato a mangiare alimenti che contengono glutine, non cresce, appare denutrito, è irritabile, si muove poco, ha la pancia gonfia, mentre il resto del corpo sembra sempre più magro.

Fare della pappa un rito festoso

Perché il bambino abbia un buon rapporto con il cibo che lo accompagni fino all’età adulta,fin dai primi mesi dello svezzamento è necessario instaurare buone abitudini alimentari: osservare pasti regolari ed evitare, tra un pasto e l’altro, spuntini,assaggi e dolciumi, rendendo l’appuntamento con la pappa un rito festoso e atteso.
È importante che i pasti si svolgano in un clima di calma e serenità, senza pulirgli la bocca di continuo,asciugarlo se si è sporcato, cambiargli posizione… lasciamo che pasticci come vuole mettendogli un grande bavaglino e dei giornali sotto il seggiolone.Versiamogli un po’ di pappa nel piatto davanti a lui perché possa toccarla e annusarla mentre lo imbocchiamo usando un altro contenitore. Non offriamogli il cucchiaino prima che apra la bocca, non ricorriamo a trucchi per dargliene ancora un po’, non obblighiamolo mai all’assaggio, non insistiamo se non ne vuole più e non facciamogli fretta perché finisca.
Cerchiamo di sollecitare la sua curiosità offrendogli il cibo nuovo come una scoperta, lasciandolo poi libero di esprimere un rifiuto.

I principi da ricordare
Non insistiamo perché mangi

Se il bambino mostra di essere sazio, voltando la testa e chiudendo la bocca di fronte al cucchiaino, non bisogna mai insistere per farlo mangiare. Può anche capitare che, mezz’ora o un’ora dopo,reclami il latte per completare il pasto. A questa età può essere assecondato senza problemi, perché non c’è alcun pericolo che questo gli rovini la digestione. Non ricorriamo a trucchi per infilargli il boccone o per dargli ancora un po’ di pappa. Non obblighiamolo mai all’assaggio e, quando non ne vuole più, non insistiamo. Ingaggiare una battaglia per far mangiare il bambino non fa che trasformare un momento di godimento in occasione di tensione.

Non mescoliamo cibo e affetto

Davanti a un bambino che storce la bocca quando gli tendiamo il cucchiaio, è difficile non essere assaliti da una sensazione di sconforto. Per ragioni ataviche, rifiutare il cibo è segno di ostilità: è focile quindi concludere che quando mangia ci vuol bene, e quando non mangia, no. Da qui nascono frasi del tipo Mangia per il bene della mamma o Se non mangi non ti voglio più bene.
All’estremo opposto, il bambino, pur di accontentarci si ingozza e ingrassa. È questo il motivo per cui anche frasi apparentemente innocue, come “Bravo, hai finito tutta la pappa”, “A me piacciono i bambini che non lasciano nulla nel piatto” possono essere controproducenti. II messaggio è molto preciso: mangiare o rifiutarsi di farlo non è una questione di appetito o di gusti, ma di comportamento, il giorno in cui il bambino non avrà fame per un qualsiasi motivo, si sentirà cattivo o non amato.
Se non vuol mangiare, senza insistere, con estrema naturalezza, leviamogli il piatto,evitando anche commenti del tipo:”È così buono”,che io inducono a non fidarsi del proprio gusto;o”Sembra proprio che lo fai per dispetto”, chedanno al cibo una valenza affettiva, una delle principali cause di obesità.

Non proponiamo diversivi

A tavola, l’attenzione che si dedica al cibo non deve concentrarsi su quanto e come il bambino mangia, ma va finalizzata ad apprezzare il cibo, gustarlo, insegnargli a distinguere le varie caratteristiche del cibo: salato, sciapo, piccante, aromatico, dolce, amaro, appetitoso, succulento, nutriente, acido, aspro, coriaceo, tenero, asciutto, secco, scondito ecc; descrivendolo si trasmette entusiasmo e interesse al piccolo buongustaio.
Trasformare il cucchiaio della minestra in aeroplano o raccontare la favola del lupo che spalanca la bocca e infilare di soppiatto un boccone in bocca, trasmettono solo il nostro timore che si rifiuti di mangiare.

Non facciamo promesse o scambi

“Se mangi tutto, avrai un dolce.” Così, anziché educare ad apprezzare sapori nuovi, si rafforza la tendenza ai gusti dolci. Se il bambino ha già il sospetto che certe pietanze non siano un granché, di fronte a proposte di questo tipo ne avrà la conferma. Il dolce è il premio, il cibo buono, mentre la verdura è l’obbligo, il cibo cattivo.
Ma non solo: la promessa non funziona. Una ricerca negli asili francesi ha dimostrato che questo tipo di scambio non raggiunge il suo scopo: allettati da un dolciume, solo 3 bambini su 12 si lasciano convincere, mentre gli altri 9 rafforzano la loro antipatia nei confronti dell’alimento.
Inoltre, crescendo il bambino imparerà che se vuole qualcosa basta far finta di non mangiare per ottenerla: invece del dolce sarà il giochino, le figurine, la TV o qualsiasi altra cosa, ma il meccanismo e i risultati non cambiano.

Originally posted 2014-09-30 09:29:54.

Comments

comments

omogenizzati frutta e macchie rosse.