LINGUAGGIO

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L’apprendimento del linguaggio richiede la coordinazione di decine di muscoli e una perfetta sintonia tra i centri nervosi del cervello e gli organi necessari alla formulazione della parola. Non sorprende quindi che vi siano notevoli differenze tra un bambino e l’altro nell’apprendere le parole, nella capacità di articolarle correttamente e in quella ancora più diffìcile di usarle per formulare i concctti.Al di là di quello che dicono le tabelle sullo sviluppo del linguaggio, vi sono differenze notevoli nei tempi di apprendimento, che dipendono dal tipo di personalità del bambino e dagli stimoli forniti dall’ambiente.
■ Dopo il primo anno, il bambino possiede un patrimonio di quattro-cinque parole: oltre a pronunciare correttamente mamma, papà, nonna, pappa, inizia a inventarsi un suo vocabolario che sa usare in modo corretto e che è costituito da termini ispirati ai suoni che ogni oggetto o animale producono: l’automobile diventa brum, il gatto miao,l’orologio tic, il cane bau e così via.
■ Intorno ai 18 mesi,in genere tutti i bambini sanno pronunciare correttamente circa dieci parole e a volte sono anche in grado di comporre una frase, primitiva, ma di senso compiuto, come per esempio mamma pappa.
■ In genere tra i 18 mesi e i 2 anni, il patrimonio di parole può arrivare a cinquanta vocaboli, che si moltiplicano esponenzialmente fino ad arrivare a essere diecimila tra i 4 e i 5 anni.
■ A partire dai 2 anni e mezzo, il bambino può già sostenere un dialogo semplice e rispondere a tono alle domande che gli vengono rivolte. Le prime preposizioni, gli articoli, alcune voci del verbo essere – sono, è, sei-si sviluppano solo dopo i 2 anni e mezzo. Se l’impianto della frase rimarrà primitivo o diventerà invece articolato e flessibile dipenderà molto dal modo con cui ci si rivolge al bambino.

DA RICORDARE

Parlare con un gergo infantile o con le stesse storpiature pronunciate dal bambino rallenta il processo di apprendimento del linguaggio.
Quando il bambino storpia una parola, non serve correggerlo, sgridarlo o chiedergli di ripeterla: si irrita e gli passa la voglia di parlare. Piuttosto, nonostante l’errore di pronuncia, ripetiamo nuovamente la parola o la frase espressa in modo corretto, senza insistere né sottolineare l’errore.

Se non parla

Come succede tra gli adulti, anche tra i bambini esistono personalità estro-
verse e temperamenti riservati.
Se a 2 anni il bambino non parla, si devono distinguere vari casi. Non parla, ma capisce È in grado di eseguire ordini semplici, ode suoni leggeri, come il fruscio di un ventaglio. Con tutta probabilità non gli si parla abbastanza, oppure non si esige che si esprima a parole e ci si accontenta dei suoi gesti. Il suo silenzio può anche essere dovuto al fatto che gli si parla in due lingue: in questi casi i tempi di assimilazione sono naturalmente più lunghi. Per sbloccarlo è sufficiente stimolarlo a ripetere le parole e farlo giocare molto con altri bambini. In tal modo si trova nella necessità di farsi capire da loro, mentre in casa è più facile che ottenga quello che desidera utilizzando una sola parola o indicando con il dito.
Non parla e a volte non capisce quello che gii viene detto e, se non riesce a farsi capire, è preso da collere violente Potrebbe trattarsi di un leggero disturbo dell udito. Si consiglia di far visitare il bambino da uno specialista: è possibile il recupero completo del linguaggio. In genere un problema importante di udito, che può creare ritardi significativi o difficoltà nell’acquisizione del linguaggio, viene accertato nei primi mesi di vita durante le visite di controllo pediatrico. In rari casi un grave ritardo nel linguaggio è dovuto a disturbi della personalità.

Quando rivolgersi al medico

Chiamate il pediatra se:
■ Il bambino non formula parole entro i 18 mesi.
■ Parla in modo incomprensibile anche dopo i 2 anni.
■ Non articola frasi semplici entro i 2 anni e mezzo.

Se in casa si parlano due lingue

Nei primi anni di vita il bambino ha una gamma di sonorità molto più ampia e sfumata di quella degli adulti e può imparare a pronunciare senza difficoltà qualsiasi suono,anche se ha già ini/iato a esprimersi in una sola lingua.
Col tempo.quando imparerà a parlare correttamente, selezionerà solo le sonorità ammesse dalla sua lingua e scarterà le altre. A poco a poco, i tasti del suo corredo linguistico si ridurranno e, trascorso questo momento magico, farà più fatica a pronunciare suoni estranei alla sua lingua madre, come la th degli inglesi o la h degli arabi. Insegnargli una lingua in giovanissima età vuol dire recuperare quei tasti prima che vengano cancellati del tutto dalla memoria.All’inizio, in genere, i bambini bilingue hanno una lingua madre più povera rispetto a quella degli altri: a 6 anni però non solo si mettono in pari, ma dimostrano maggiore flessibilità e sensibilità comunicativa a tutti i livelli.
Se si decide di esporre il bambino a una seconda lingua, è necessario tenere presenti alcuni princìpi:
■ Bisogna parlargli sempre nella propria lingua di origine, quella in cui ci si esprime nel modo più spontaneo, per evitare di confonderlo con frasi miste in cui sono presenti parole di lingue diverse.
■ A partire dai 2 anni, quando pronuncia le prime frasi ed è in grado di distinguere la struttura linguistica, si può iniziare a fargli capire che le stesse cose possono essere dette in due lingue diverse.
■ Anche se va valorizzata prevalentemente la lingua della nazione in cui vive il bambino, è importante mantenere sempre dei momenti in cui si utilizza la lingua meno parlata: a seconda dell’età ci si può aiutare con libri, ed, video-cassette e dvd.

Originally posted 2014-10-01 12:50:17.

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