PISCINA

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Già dopo i 3-4 mesi è possibile portare il bambino in piscine adatte ai lattanti. Qui può immergersi insieme a uno dei genitori e seguire, volendo, un corso di acquaticità. Il contatto con l’acqua esercita un benefico micro-massaggio sulla pelle, rilassa la muscolatura senza esporla a sforzi eccessivi, ma soprattutto facilita lo sviluppo fisico e motorio con l’apprendimento dello schema corporeo, ovvero la scoperta da parte del bambino dello spazio che il suo corpo occupa rispetto al mondo circostante.
L’immersione desta inoltre la memoria del liquido amniotico e della vita intrauterina, favorendo il raggiungimento di un senso di calma e di profondo benessere.il movimento nell’acqua provoca infatti la liberazione nell’organismo di endorfìne, sostanze che regalano serenità, migliorano l’appetito e favoriscono il riposo notturno.
L’esperienza in piscina, se eseguita a lungo e con costanza, produce anche piccoli cambiamenti psicologici: sentendosi più sicuro, il bambino si apre di più agli altri lasciando da parte diffidenze e rigidità. Anche per questo spesso viene consigliata ai piccoli con handicap.
A volte, il cloro presente nelle piscine può comportare degli inconvenienti:
Occhi arrossati È una reazione momentanea che si risolve se, subito dopo il bagno in piscina, si fa al piccolo una doccia con acqua dolce. Irritazione delle vie respiratorie Nei bambini predisposti può succedere che il cloro entri nella tromba di Eustachio, il canale che collega la gola all’orecchio, provocando un’otite.

I corsi di acquaticità

Nei corsi di acquaticità si insegna gradualmente al bambino ad andare in apnea. È un’abilità che si conquista in modo molto più semplice di quanto si pensi: quando mette la testa sott’acqua, infatti il neonato attiva il riflesso di chiusura dell’epiglottide e interrompe la respirazione, tornando alla situazione in cui si trovava quando fluttuava nel liquido amniotico. Alcuni studiosi ritengono che questo riflesso sia presente per tutto il primo anno, altri sostengono invece che esista solo nei primi giorni di vita.
Verso i 2 anni il bambino sarà in grado di spostarsi da solo con la testa immersa nell’acqua, muovendo i piedi e, attorno ai 3 anni, a spostarsi con le tecniche più diverse.
Alle prime immersioni nell’acqua, che vanno sempre fatte con l’istruttore, ogni bambino reagisce in modo diverso. C’è chi si blocca, come se fosse in attesa di qualcosa, con le braccia indietro, le gambe ferme, il corpo rigido e l’espressione fìssa, chi invece manifesta subito gioia e divertimento, chi piange o chi si muove senza un attimo di sosta.

Come scegliere la piscina

■ La piscina deve essere attrezzata per accudire i bambini (per esempio, gli spogliatoi devono essere muniti di fasciatoi per il cambio).
■ La temperatura dell’acqua deve essere di almeno 32 °C, altrimenti il bambino non si rilassa.
■ L’istruttore deve possedere un’esperienza specifica. Deve mostrare attenzione nei confronti del bambino e rispetto del suo rapporto con i genitori.
■ Prima dell’iscrizione è bene chiedere di fare una prova, verificando che vi sia un istruttore ogni otto-dieci bambini.

È fondamentale che sia il bambino a scegliere i suoi tempi, evitando qualsiasi forzatura. Anche se è vissuto come un gioco, lo stare in acqua comporta infatti un grande impegno fisico.
L’inserimento deve avvenire quindi nel modo più graduale possibile perché l’organismo si abitui progressivamente all’assenza di gravità. Se il bambino piange non bisogna mai insistere, ma interrompere e farlo riposare.

 

Originally posted 2014-09-30 10:28:00.

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