PRIMI PASSI

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Camminare è un atto naturale, dovuto a una spinta biologica fortissima che non può essere annullata nemmeno da fattori esterni particolarmente sfavorevoli. Lo sviluppo motorio procede infatti da solo grazie agli stimoli dell’ambiente, senza particolari sollecitazioni. Camminare presto o tardi non suggerisce quindi alcun tipo di previsioni né sulla capacità di apprendimento del bambino né sul suo futuro rendimento scolastico.A differenza del linguaggio, è un traguardo che tutti, prima o poi, raggiungono naturalmente.
Nell’acquisizione della posizione eretta non esistono fasi né tempi precisi. Se in genere il bambino sta seduto verso i 6-7 mesi di vita, è possibile vedere piccoli che già lo fanno a 5 mesi e altri che vi riescono a otto. Se molti gattonano, ve ne sono altri che strisciano per terra o che camminano direttamente.
Il percorso che conduce a muovere i primi passi, e quindi alle altre abilità motorie come correre, salire e scendere le scale, saltare, è segnato da una serie di tappe, che ogni bambino raggiunge in base ai suoi ritmi di crescita, assolutamente personali.
Gattona o striscia II bambino inizia a spostarsi appoggiandosi sulle mani e sulle ginocchia alla maniera del gatto tra gli 8 e gli 11 mesi, ma questa non è una tappa obbligata.Alcuni bambini iniziano a camminare senza aver mai provato a spostarsi a quattro zampe, né da seduti, né stando sdraiati a pancia in giù puntellandosi sui gomiti. Si mettono direttamente in piedi, pronti per iniziare a camminare. Per favorire lo sviluppo motorio si consiglia di lasciare il bambino seduto o sdraiato a pancia in giù su un tappeto con dei giocattoli: anche se non gattona ancora, gli serve per raggiungere l’indipendenza e il coordinamento nei movimenti.
Si alza in piedi II bambino raggiunge la posizione eretta, aggrappandosi alle sbarre del lettino o alla rete del box, in media intorno ai 10-11 mesi. In quest’epoca quasi tutti i bambini riescono a passare dalla posizione sdraiata a quella seduta.

Muove i primi passi In media i bambini imparano a camminare a 13 mesi circa. Per essere più precisi, a 13 mesi e ventisette giorni: è questa l’età media stabilita dai ricercatori dell’Università del Michigan negli Stati Uniti, dopo aver seguito la crescita di trecentoventotto bambini tra i 6 mesi e i 3 anni. In ogni caso, tra il nono e il sedicesimo mese, il bambino tenterà di mettersi in piedi, appoggiandosi alle sbarre del lettino o al braccio di un adulto. Imparerà quindi a restare in posizione eretta per periodi sempre più lunghi. La sua voglia di procedere è stimolata da un obiettivo immediato da conquistare. È utile quindi creare situazioni che stimolino la sua curiosità, predisponendo un ambiente dove sia libero di muoversi. In molti casi, anche quando è in grado di camminare da solo, prima di muovere un passo cerca un appiglio. Non è il caso di costringerlo a staccarsi, né di rimproverarlo per la sua esitazione. È importante invece aspettare il momento in cui sarà lui a voler lasciare la presa, quando si sentirà più sicuro.
Sperimenta le prime cadute Succede spesso che dopo uno scivolone il bambino non pianga, ma ci guardi in attesa della nostra reazione. Se ci mostriamo allarmati, si allarmerà per il nostro spavento più che per la sua paura o per il dolore e piangerà. Se gli sorridiamo si consolerà presto e troverà prima la spinta a rimettersi in piedi per riprovare.

Quali scarpine

Ogni volta che è possibile, il bambino che muove i primi passi deve stare a piedi nudi: può muoversi con maggiore agilità e avvertire meglio gli stimoli sensitivi prodotti sul piede dal contatto con il suolo, trovando più facilmente un buon equilibrio. Se il pavimento è rivestito di parquet o moquette può essere lasciato senza scarpe e senza calze. Sul marmo e sulla ceramica si consiglia di fargli indossare i calzini antiscivolo.
Le prime scarpine non hanno lo scopo di sostenere il piede, ma soltanto di proteggerlo da ferite, escoriazioni, piccoli traumi quando è fuori casa. Le più adatte sono quelle che riproducono fedelmente le caratteristiche del piede scalzo, permettendo libertà di movimento e lasciando respirare la pelle. Secondo le indicazioni degli ortopedici,devono possedere le seguenti caratteristiche:
Nuove – A differenza degli indumenti, che possono essere di seconda mano,
le scarpe devono essere nuove perché tendono a modellarsi sull’impronta di
chi le ha indossate in precedenza, influendo sulla conformazione del piede e
sulla postura del bambino.
Piatte –  Senza tacchi o rialzi sotto il tallone, per permettere al bambino di tro-
vare il suo equilibrio.
Flessibili – Stringendole tra le mani punta e tacco si devono toccare.
Porose – In pelle o materiali naturali, per permettere la traspirazione del piede. Solo occasionalmente il bambino può calzare scarpe di vernice o da tennis con la suola rigida e la copertura in materiale sintetico.
Con suola antisdrucciolo – In modo da evitare scivoloni o cadute. Se la suola è di cuoio, vi si può passare sopra della carta vetrata per renderla più aderente.
Leggere – Per favorire la libertà di movimento.
Di forma quadrata, con ampio spazio per le dita – Per consentire un movimento agevole delle dita dei piedi.
Alte fino alla caviglia – II gambale deve essere morbido per evitare che il piede scivoli fuori quando il bambino corre o salta.
Della misura adatta – Devono essere almeno di mezzo centimetro più lunghe della punta dell’alluce. Se sono troppo strette comprimono il piede con il rischio di creare deformazioni alle dita. Se sono troppo larghe rendono l’andatura incerta e zoppicante.

Originally posted 2014-09-30 15:23:41.

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