Sonno

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SONNO2 - Sonno

Dopo i 6 mesi ci sono buone probabilità che il bambino passi un’intera notte senza svegliarsi. In molti casi dorme dodici ore per notte, occasionalmente interrotte da brevi risvegli, e fa un sonnellino di un’ora o più, a metà mattinata e a metà pomeriggio.
A un anno, in complesso, le ore di sonno sono circa quattordici. Di solito si mantiene il sonnellino del pomeriggio e, in molti casi, anche quello del mattino; queste abitudini scompariranno verso i due-tre anni, quando le ore di sonno complessive si attesteranno attorno alle dodici ore.

I riti della buona notte

Man mano che passano i mesi, sempre più il bambino comincia a prendere gusto nello scoprire il mondo attorno a sé e trova difficile staccarsi dalle sue esplorazioni per inoltrarsi nel buio della notte. I riti della buona notte lo aiutano a scandire il tempo, differenziando il momento della veglia da quello del sonno, che ora inizia a temere perché rappresenta il momento in cui si abbassa il sipario su un mondo coloratissimo e affascinante. Se prendiamo l’abitudine di dedicare ogni sera una mezz’ora di attenzione esclusiva al rito della buona notte, il bambino opporrà sempre meno resistenze al momento di andare a letto. Il nostro proposito deve essere quello di fare dell’ora della nanna un rito atteso e amato sia da noi sia da lui, un ‘ occasione per sentirsi particolarmente uniti.
In tal modo eviteremo che si svegli piangendo a intervalli più o meno regolari a causa di quello che viene chiamato pianto notturno evolutivo perché si riferisce alla nuova capacità del bambino di rendersi conto che, quando si sveglia durante la notte, è solo, mentre noi continuano a esistere in qualche altra parte del mondo: si mette allora a piangere, sperando di attirare la nostra attenzione e di farci accorrere.
È questo il motivo per cui i riti della buona notte funzionano soltanto se riusciamo a farlo addormentare da solo nella sua camera. Risvegliandosi, non avrà l’amara sorpresa di scoprire che siamo scomparsi, ma ritroverà i punti di riferimento che lo hanno accompagnato prima di chiudere gli occhi. Lo aiuteremo così a delineare dentro di sé una sorta di mamma interna, un’immagine mentale della mamma che diventa una fonte autonoma di rassicurazione.

Se non vuole dormire

Spesso,quando il bambino non dorme,si è presi dallo sconforto e si tentano diverse strade, con l’unico risultato di aumentare ancora di più il problema, perché il piccolo, disorientato da messaggi contraddittori, non riesce a capire quello che vogliamo da lui.
Il problema del sonno ci costringe ad affrontare due nodi cruciali che hanno delle ripercussioni su tutte le nostre scelte educative. Si tratta cioè di decidere se:
■Lasciare al bambino piena libertà di decidere i suoi ritmi,oppure imporgli dei limiti ben precisi.
■Dedicare a lui tutte le nostre energie, oppure ritagliarci degli spazi per noi e farli rispettare.
Prima di decidere l’atteggiamento da tenere, è importante valutare le nostre possibilità e le nostre esigenze. Come per tutto ciò che riguarda l’educazione, non esiste un metodo valido per tutti, un’unica strada da percorrere. Scegliere una o l’altra dipende da una miriade di fattori: le nostre convinzioni, il tipo di lavoro che svolgiamo, gli aiuti di cui possiamo disporre, l’età del bambino, il suo carattere, le sue condizioni di salute. Quello che conta è scegliere una linea di condotta che riteniamo giusta per il bambino, ma che sia al tempo stesso compatibile con le nostre risorse e che possa essere applicata con coerenza.

Ecco le diverse possibilità, con i vantaggi e gli svantaggi:
Mettersi a disposizione del bambino
Si accorre ogni volta che chiama, lo si culla finché non si addormenta, si aspetta vicino al lettino che riprenda il sonno. Esausti, a volte può sembrare di essere vittime della situazione e di mancare di una precisa linea di condotta. Se però siamo intimamente convinti che questa è la strada giusta per noi e per il piccolo, quella che ci fa sentire meglio, è importante cercare i modi per renderla sopportabile.

Farlo dormire nel lettone

Dopo un’indagine su 5000 genitori che dormono con il bambino nel lettone,il
pediatra americano William Sears è arrivato a una conclusione: se non riusciamo a sopportare il pianto del piccolo, né vogliamo alzarci di continuo durante la notte, è inutile passare notti insonni a provare altre strade, ma vale la pena di portarlo fin dal principio nel lettone. In tal modo il suo bisogno di vicinanza viene soddisfatto subito e noi non dobbiamo subire lo stress emotivo di sopportare il suo pianto per un periodo più o meno lungo.

Insegnargli a dormire da solo

Per rincuorare il bambino, la prima cosa da evitare è irritarsi con lui al momento di andare a Ietto o durante i via vai notturni.
A partire dagli 8 mesi possiamo annunciargli la decisione di non andare da lui durante la notte quando si sveglia. Pur non essendo in grado di parlare, capisce quello che gli viene detto. Si fa poi un bel rituale della nanna, lo si mette a letto, coprendolo di attenzioni e di coccole, e si lascia la stanza. Se inizia a piangere, cosa che avverrà molto probabilmente, non si accorre subito, ma gli si dà il tempo di trovare il modo di consolarsi. L’importante è non lasciarlo solo troppo a lungo, e abituarlo pian piano a stare per conto suo. Dopo alcuni minuti si rientra per parlargli con calma, tranquillizzarlo, consolarlo dolcemente, ma senza prenderlo in braccio.
Trascorsi due o tre minutasi esce comunque dalla stanza,sia che il bambino abbia smesso di piangere sia che continui a farlo. Se ricomincia o non smette, si ritorna da lui dopo un intervallo preciso, un po’ più lungo del precedente. Si continua così intervenendo dopo pause sempre più lunghe, fino a che non si addormenta. In questo modo,anche se piange, il bambino non si sente mai abbandonato perché arriva comunque qualcuno a consolarlo, seppure soltanto per uno-due minuti. Queste piccole riapparizioni, che devono sempre essere molto brevi, sono di conforto sia per lui che per noi.
Allo stesso modo, se siamo convinti che per tutta la famiglia siano necessari ritmi di sonno tranquillo, non dovremmo esitare a usare la stessa dolce fermezza per ottenere Io scopo. I vantaggi che ne ricaverà lo sviluppo fisico ed emotivo del bambino superano di gran lunga il momentaneo sconforto dell’abbandono, peraltro subito compensato da nuove coccole”.

Originally posted 2014-09-30 15:52:22.

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