SONNO

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SONNO - SONNO

Non tutti i bambini,come pure non tutti gli adulti,hanno bisogno della stessa quantità di sonno.A un anno le ore di sonno sono circa 14, ma variazioni di 3-4 ore in più o in meno sono normali. In genere viene mantenuto il sonnellino del pomeriggio e in molti casi anche quello del mattino, abitudini che scompaiono verso i 2-3 anni, quando le ore di sonno complessive si attestano intorno alle 12 ore. Per il bambino dormire non è soltanto un modo di recuperare le forze, ma una condizione in cui produce l’ormone della crescita e rafforza il sistema immunitario: perché cresca in modo equilibrato è necessario quindi salvaguardare l’igiene del sonno.

A questo scopo valgono i seguenti princìpi:
■ Al bambino vanno imposti ritmi regolari. Se si sveglia tra le 7 e le 7.30 per andare al nido, non dovrebbe mai andare a letto dopo le 21. Lasciare che stia sveglio la sera compensando nel fine settimana o con i sonnellini pomeridiani non aiuta, perché il sonno recuperato è di qualità notevolmente inferiore rispetto a quello normale. Fondamentale per i giovanissimi è il sonno Rem, quello in cui si sogna, perché durante questa fase vengono impegnate alcune funzioni delle strutture cognitive, come il deposito della memoria. Il sonno Rem è un’esigenza che diminuisce in età adulta. Se viene a mancare nell’infanzia, le prestazioni durante il giorno saranno scadenti”.
■ Nelle ore serali il bambino non deve consumare bevande che contengano caffeina. Secondo i dati forniti da una fonte insospettabile come il Coffee Science Information, una lattina di bevanda alla cola contiene 45 mg di caffeina, 5 in più di quella presente in una tazzina di caffè espresso.
■ Prima di dormire non deve vedere la televisione,usare i videogiochi e altre attività elettroniche, che eccitano e disturbano la qualità del sonno. Non avendo ancora chiara la distinzione tra fantasia e realtà, si sentirebbe invaso da situazioni che non riesce a capire a fondo e che generano ansia e insicurezza. Queste si traducono poi in incubi, terrori notturni e paure.

Il sonnellino

Dopo il primo anno il bambino inizia ad accorciare gli orari del sonno o a eliminare completamente un sonnellino, in genere quello della mattina. In questo periodo di assestamento, che richiede a volte uno spostamento negli orari dei pasti, può essere più irritabile. Si tratta di quel momento della vita in cui due sonnellini sono troppi e uno soltanto non è sufficiente.A un certo punto il bambino supera la fase di transizione e il sonno diurno si concentra nel pomeriggio, dopo il pasto di mezzogiorno.
Fino ai 3 anni generalmente il piccolo sente il bisogno di dormire anche durante il giorno. È una pausa indispensabile per il suo equilibrio, perché serve a rigenerare le energie e a rielaborare le informazioni e le emozioni della giornata.
Non si deve pensare che fargli saltare il sonnellino serva a farlo dormire meglio di notte: è stato dimostrato che il carico di stress e di tensione accumulati pregiudica il sonno notturno.
In ogni caso anche se il bambino sembra non dare segni di sonnolenza, all’ora stabilita mettiamolo nel suo lettino dopo aver eseguito un piccolo rituale per favorire il sonno – una filastrocca, una coccola speciale, una ninna nanna – lasciando poi che si addormenti da solo. Se inizia a piangere quando si esce dalla stanza, si può aspettare qualche minuto senza intervenire. Spesso il momento che precede il sonno è caratterizzato da un aumento di eccitabilità dovuto al brusco calo di alcuni ormoni non ancora compensato da un sufficiente aumento di melatonina, che regola la funzione sonno-veglia. In tal caso l’attesa è fondamentale per dare il tempo al bambino di rilassarsi. Trascorsi alcuni minuti, si addormenterà da solo.
■ In genere, il bambino sa regolarsi sui tempi: quando dorme molto significa che ha bisogno di recuperare energie. Se però si ritiene che un sonnellino prolungato possa rendergli più difficile addormentarsi alla sera, lo si può svegliare, soprattutto se sono già le cinque del pomeriggio. Dopo quest’ora, infatti, inizia a crescere nell’organismo il livello di melatonina: prolungare il sonnellino potrebbe comprometterne la produzione e interferire quindi sul riposo notturno. Se decidiamo di svegliarlo, facciamolo con delicatezza, potrebbe trovarsi in una fase di sonno profondo e reagire con irritazione. Si può aprire la porta e lasciare che gli giungano i rumori della casa.

Il problema del lettone

Se il bambino è stato abituato a dormire nel lettone, nel corso del secondo anno di vita le sue richieste di passare la notte con i genitori tendono ad aumentare, per raggiungere la massima frequenza intorno ai 2 anni.
Il lettone garantisce una gestione più semplice dei risvegli notturni e per-mette una costante vicinanza con il bambino, evitando ai genitori lo stress emotivo di sopportare il suo pianto e quello fisico di alzarsi dal letto. Per contro, è diffìcile trovare il modo di soddisfare il bisogno di intimità della coppia.Tale rinuncia può, a lungo andare, trasformarsi in risentimento nei confronti del bambino che peraltro, non essendo abituato ad avere un posto tutto suo, troverà più diffìcile imparare a rispettare gli spazi degli adulti.
Il problema dell’intimità della coppia è cruciale: credere infatti che il bambino dorma profondamente senza rendersi conto delle effusioni dei genitori è un errore. Nel corso della notte, nelle fasi di passaggio dal sonno Rem al sonno profondo, si sveglia spesso, anche se non ce ne accorgiamo: vedendoci anche solo per un momento in atteggiamenti di intimità, può interpretare male i nostri gesti, scambiandoli per qualcosa di doloroso o violento. Il presupposto necessario per continuare ad accoglierlo nel lettone è quindi che si goda davvero del contatto con lui, senza soffrire della forzata limitazione dell’intimità notturna con il partner. Per questo, il letto non andrebbe condiviso con il bambino se lo si giudica un dovere o un modo per dormire meglio.

Se si decide di cambiare
Se a un certo punto ci si rende conto che è meglio per tutti far dormire il
bambino nel suo lettino, dobbiamo tenere presente che modificare i suoi
comportamenti nei confronti del sonno non è facile: all’inizio può succedere
che impieghi ancora più tempo ad addormentarsi la sera o dopo i risvegli nel
cuore della notte. Ma se saremo coerenti, nel giro di una settimana si adegue-
rà presto alla nuova routine e tutta la famiglia potrà verificare grandi miglio-
ramenti. L’importante è che, una volta deciso di intraprendere questa strada,
si perseveri, senza gettare la spugna: le sue rimostranze sono comunque da
preferire al sonno irregolare o al disagio dei genitori, che si ripercuoterebbe
su di lui.
Durante la giornata trasmettiamogli un messaggio molto chiaro, spiegando-
gli che non è più possibile dormire in tre perché abbiamo bisogno di riposo.
Anche se ancora non parla,capisce le nostre parole.
Se chiama oppure si alza da solo e vuole venire in sala o nella nostra stanza, è
importante stroncare il tentativo fin dalla prima volta. Altrimenti, se lasciamo
correre, dovremo mettere in conto una battaglia più ostinata e lunga, che ri-
schia di logorare tutta la famiglia. Si tratta cioè di riportare con fermezza, ed
estrema dolcezza, il bambino nella sua camera. Se scende di nuovo dal letto,
lo si riporta nel suo lettino, dicendogli con estrema dolcezza ma senza scen-
dere a trattative, che gli vogliamo bene e che la nostra decisione è irrevocabi-
le, perché abbiamo bisogno di spazio per dormire. Il braccio di ferro deve
continuare finché il bambino capirà che non c’è nulla da fare: in genere la co-
sa si risolve dopo alcune notti insonni.
Per evitare tira e molla che si prolungano inutilmente per settimane è neces-
sario usare un tono assertivo che non ammette repliche. Dobbiamo cioè ave-re lo stesso atteggiamento di quando ci scappa di mano per attraversare la
stradalo blocchiamo senza discutere, dimostrandogli tutto il nostro amore.
In realtà, se si riesce a essere coerenti nell’applicazione di una linea di condot-
tale! giro di una settimana, ma anche meno, tutta la famiglia potrà tornare a
notti tranquille.
Questa strada funziona soltanto se entrambi i genitori sono convinti di voler
andare fino in fondo, in modo che il bambino percepisca la loro determinazio-
ne. E fondamentale inoltre restare sempre calmi con un atteggiamento affet-
tuoso e non di stizza o di insofferenza: il bambino si sentirà guidato e protetto.
Per non abituarlo alla presenza di una sola persona, è bene alternarsi nell’anda-
re a consolarlo.
È questo uno dei modi più efficaci per iniziare il piccolo a quel lungo e lento
processo di separazione su cui si fonda la sua autonomia. Nonostante i pianti e
le suppliche, il distacco notturno non lascia cicatrici sulla psiche: anzi, gli ser-
virà per fronteggiare in futuro esperienze emotive,come la solitudine e l’esclu-
sione, tanto inevitabili quanto cruciali perla sua crescita.
Questo non significa che di tanto in tanto, per festeggiare e stare insieme,
non si possa ospitare il bambino nel lettone quando si sveglia al mattino. È in-
vece controproducente permettergli di stare nel lettone quando è malato. Il
rischio è quello di trasmettergli il messaggio, molto negativo, che il lettone è
un premio che ci si guadagna quando si sta male, mentre il lettino è una spe-
cie di castigo.

Se al mattino non vuole alzarsi
Una delle ragioni più comuni per cui il bambino piagnucola e si rifiuta di scen-
dere dal letto al mattino è la mancanza di sonno: non ha dormito un numero
sufficiente di ore. Se questo non è il caso, la sua svogliatezza può derivare dal
fatto che per svegliarsi ha bisogno di tempi più lenti.
11 bambino non va svegliato in maniera improvvisa, spalancando le finestre e fa-
cendo entrare di colpo la luce nella stanza.Anche restremo opposto è sconsi-
gliato: ritardare la sveglia per concedergli dieci minuti in più e poi fare tutto in
fretta, subissandolo di messaggi tipo:”Alzati,è tardi YNon c’è tempo YPerdo il
tram per il lavoro”.
Possiamo facilitargli il passaggio dal sonno alla veglia accarezzandogli dolce-
mente i capelli e sussurrandogli parole dolci. Invogliamolo ad alzarsi ricor-
dandogli che la colazione è pronta o che fuori c’è il sole e potrà usare il trici-
clo. Se, nonostante tutto continua a lamentarsi,prendiamolo in braccio: la tec-
nica del contenimento, cioè dell’abbraccio avvolgente, ha spesso un effetto ri-
lassante.
In casi estremamente rari, la resistenza ad alzarsi può derivare da motivi pro-
fondi: un rifiuto dell’asilo o una reazione alla situazione familiare. Se così fosse,
il disagio del bambino non si manifesterebbe solo al mattino, ma anche nell’ar-
co della giornata.

Originally posted 2014-10-01 15:27:11.

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