SPASMI AFFETTIVI

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SPASMI AFFETTIVI - SPASMI AFFETTIVI

Durante una crisi di pianto o in seguito a uno spavento, per pochi attimi il bambino resta senza fiato dopo aver cercato più volte di espellere l’aria. Diventa pallido o cianotico, ha contrazioni che scuotono alcune parti del corpo e a volte perde momentaneamente la coscienza.
Nonostante queste impressionanti manifestazioni, gli spasmi affettivi sono assolutamente innocui: non derivano da una malattia e non causano alcun danno all’organismo. Sono soltanto l’espressione di un sentimento che il bambino non riesce a comunicare in altro modo,e di cui neppure lui è consapevole.Possono verificarsi tra i 6 mesi e i 5 anni. Soprattutto verso i 2 anni sono un fenomeno pressoché normale, che tende a ripetersi anche nella stessa giornata e si presenta più o meno in modo analogo, per risolversi sempre spontaneamente.
Il bambino prova un intenso bisogno di attenzione e, a volte, se non riesce a ottenere o a comunicare quello che vuole, un forte senso di frustra/ione. Queste manifestazioni plateali sono un modo esasperato di esprimere la tensione, in particolare se è molto sensibile. Il messaggio che cerca di inviare è, più o meno, il seguente:”Poiché non mi dai retta, ti faccio spaventare, così potrò finalmente avere la tua attenzione”.
Pur essendo assolutamente inconsapevole di questo meccanismo, il bambino Io utilizza istintivamente, perché ne intuisce l’efficacia per attirare il nostro interesse. È per questo che lo spasmo affettivo non si verifica mai in presenza di estranei, ma sempre in famiglia, in genere davanti alla mamma, considerata la persona più ricattabile dal punto di vista affettivo.
A differenza dalle convulsioni epilettiche, che durano più a lungo e lasciano profondamente prostrati, il bambino si riprende subito. Per questo è importante cercare di capire quali sono le situazioni che scatenano le crisi e se queste avvengono solo in presenza di uno o di entrambi i genitori o anche di fronte agli estranei. È bene inoltre segnalare ogni crisi al pediatra.

Come si manifestano

Esistono due forme distinte di spasmo affettivo, caratterizzate da sintomi diversi, pur essendo dovute entrambe a situazioni di stress emotivo:
Dopo una crisi di pianto È la situazione più frequente, che compare in seguito a un pianto a dirotto. Il bambino vuole a tutti i costi qualcosa che gli viene negato, punta i piedi e viene sgridato.A questo punto incomincia a piangere e lo fa con un vigore tale da prolungare sempre più la fase dell’espirazione, finché, espulsa tutta l’aria dai polmoni, resta letteralmente senza fiato. La momentanea interruzione del respiro può essere accompagnata da altri sintomi, come colorazione bluastra della pelle, perdita di coscienza, scosse muscolari diffuse, diminuzione del battito cardiaco e il suo totale arresto per un breve istante.
Questi sintomi, legati alla momentanea carenza di ossigeno nel sangue, sono dovuti alla sospensione del respiro e non comportano rischi reali per la salute.
Anche se sono molto impressionanti, le contrazioni che scuotono il bambino non sono pericolose e non hanno nulla a che fare con le convulsioni epilettiche. Sono infatti l’effetto di un brevissimo corto circuito delle cellule del cervello: rimasti a corto di ossigeno, i neuroni iniziano a mandare segnali confusi ai muscoli, provocandone gli spasmi.
Dopo uno spavento È un caso piuttosto raro, legato soprattutto a una situazione di grande paura o di intenso dolore, dovuti per esempio a una caduta. Il bambino smette per qualche secondo di respirare, ma non piange e diventa improvvisamente pallidissimo. In alcuni casi, la crisi è preannunciata da un grido.

Come si affrontano

■ Per quanto difficile,di fronte a uno spasmo affettivo è necessario lare il massimo sforzo per mantenersi molto calmi: teniamo il bambino stretto al nostro corpo finché non si calma, facendogli capire che gli siamo vicini e che non siamo spaventati. Evitiamo di somministrare medicine o calmanti, di spruzzargli acqua sul volto, di soffiargli sulla faccia, scuoterlo per farlo riprendere, mettersi a urlare,chiamare l’ambulanza.
■ Se si intuisce che dalle scenate potrebbe scaturire una crisi, si può provare a stringere con fermezza il bambino tenendogli le spalle e accarezzandogli le braccia, per trasmettergli la sensazione fisica di contenimento. Questo lo aiuta a sentirsi protetto e, in certi casi, anche a controllarsi.
■ Dopo la crisi, facciamogli sentire che siamo presenti, ma non impressionati. Un caldo abbraccio e molte coccole lo aiuteranno a tranquillizzarsi. Poi, in tono dolce, ma fermo, spieghiamogli che esistono altri modi per farsi ascoltare e che, così facendo, non otterrà nulla. Lo spasmo affettivo è una specie di piccolo ricatto cui è bene non cedere. È importante aiutarlo a essere consapevole delle sue emozioni. Per esempio, se si crede sia geloso del fratellino, occorre aiutarlo a esprimere i suoi sentimenti in maniera diversa.
■ Osserviamo con attenzione quando avviene la crisi per capire quali sono le situazioni di disagio che la scatenano. Lo spasmo è l’espressione di un sentimento che il bambino non riesce a comunicare in altro modo, di cui neppure lui è consapevole.
■ Parliamone con il pediatra. Se gli spasmi continuano a ripetersi, per oltre 6 mesi o un anno, si consiglia di rivolgersi anche a uno psicologo.

Originally posted 2014-10-01 15:30:40.

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